martedì 30 marzo 2021

 Compagni di viaggio


Carla


Gianfranco


A distanza di quindici mesi l'uno dall'altra, se ne sono andati due miei compagni di viaggio.
Loro sono stati due compagni che non conoscevo intimamente, nonostante la lunga vicinanza, l'amicizia e soprattutto la condivisione di un grande ideale.

Carla 
Con certi compagni di viaggio è molto facile comunicare e capirsi perché le reciproche personalità sono molto assonanti e la comunicazione facile.
Con altri non è così semplice, e così è stato con Carla e Gianfranco.
Con Carla chiacchieravo ai tempi del Villaggio Verde, quando entrambe abitavamo là.
Si parlava un po' di tutto ma non c'è mai stata vera intimità. Però ho un ricordo bellissimo della sua prontezza e ospitalità in un momento buio della mia vita, a fine 1999, quando mia madre era allettata a casa di ritorno dall'ospedale. Non avevo più tempo per nulla che non fosse l'accudirla, non ricordavo neanche più se avevo mangiato oppure no, tanto era l'impegno e lo stress. Lei mi vide così e mi propose di cenare a casa sua e di suo marito Beppe, fino a che Gemma non fosse ospitata nella clinica per la riabilitazione. In quel momento quel semplice gesto di amicizia e generosità mi confortò molto perché mi sentivo veramente sola a gestire una situazione così grave. Era ebrea Carla, e una di quelle sere, dopo cena, mi raccontò, ma senza alcuna enfasi, che sua madre era cugina di Primo Levi. Dalle sue poche e frettolose parole intuii i drammi. Era un'ebrea atipica Carla, e non praticante. Faceva parte de Le donne in nero e parlava spesso delle ingiustizie subite dai Palestinesi. Avrei parlato con lei di queste cose per ore ma non c'era mai tempo... la vita ci ha messe su binari distanti. Il suo aspetto era bizzarro, il suo modo di parlare sbrigativo e ironico, andava all'essenziale e a volte dava l'impressione di essere sbadata e superficiale. Ma era tutt'altro. Il problema è sempre l'apparenza. Poi si è ammalata. Sono andata a trovarla due volte in ospedale qui a Torino, e poi è morta. E dopo ho scoperto mille cose che non sapevo su di lei, ho letto libri dove aveva scritto dei contributi, ho scoperto una Carla che non conoscevo. Il rimpianto di non aver chiesto di più, parlato di più, rotto le scatole di più, per saperne di più su tutto ciò che faceva... sono stata io ad essere superficiale nel ritenerla sì, una brava persona, ma un po' troppo lontana per intavolare un'amicizia profonda con lei. 
Da ciò che le persone con le quali collaborava hanno scritto su di lei e dalle parole che ho letto in vari articoli, ho compreso cosa mi sono persa...  
Ecco un suo recente coraggiosissimo articolo del 2017: https://www.invictapalestina.org/archives/29713

Carla Ortona Carla Ortona, psicologa molto nota, apprezzata e amata di Vercelli, mancata il 16 ottobre (2019) avrebbe compiuto 68 anni. Da qualche tempo abitava a Fara Novarese: lascia il marito Beppe Debandi e i fratelli Guido (già docente di Economia all’Upo) e Sandro, grande esperto di Geografia. Figlia di  Silvio Ortona, partigiano, parlamentare del Pci e segretario della Camera del Lavoro di Vercelli, e di Ada Della Torre, cugina di Primo Levi, ed insegnante della media Ferrari di Vercelli (sia la madre prima, poi il padre sono scomparsi da alcuni anni), Carla Ortona, nata a Vercelli, aveva frequentato il liceo Classico Lagrangia e poi le Università di Torino e di Padova, conseguendo due lauree: era psicologa e psicoterapeuta. Aveva lavorato per l’Asl di Vercelli (prima nella Neuropsichiatria infantile poi in Psicologia) ed era volontaria nell’Associazione Insieme, che si occupa dell’assistenza dei malati oncologici. Ma era conosciutissima, sempre come volontaria, anche nell’ambito delle Camere del Lavoro di Vercelli e di Novara. 
Così l’ha ricordata Maria Teresa Fenoglio, di Psicologi per i Popoli di Torino: "Da alcuni anni era parte attiva della nostra mission Associativa. Volontaria nel terremoto delle Marche nel 2016, parte integrante delle Squadre Spes, le Squadre psicologiche di emergenza sociale, curava in particolare le iniziative sui diritti umani. A lei si deve l’organizzazione, per conto di PxP Torino, della celebrazione della Giornata della Memoria. Il dolore per questa perdita prematura è grande. Carla, sarai sempre parte di noi. Ci hai lasciato una grande testimonianza di impegno, mai esibito, enfatico o retorico, proprio perché parte sostanziale del tuo stare al mondo. Ricorderemo perciò con ‘leggerezza’ e affetto il tuo understatement, la tua ironia ed onestà intellettuale". Centratissimo il passaggio sulla sua ironia, che era davvero contagiosa e che Carla Ortona sposava alla perfezione ad un’intelligenza acuta e appagante: l’intelligenza del cuore.
Faceva parte della storia della Casa delle Donne e vogliamo ricordare la sua collaborazione, anni fa con altre due nostre amiche psicologhe, alla nascita dei gruppi di auto mutuo aiuto, che per moltissime donne sono stati e sono un luogo e uno strumento di sostegno per uscire da situazioni di difficoltà e di violenza. Fa piacere anche ricordare il suo entusiasmo – consapevole e intelligente – quando alla Casa nacque il gruppo Visitare luoghi difficili, e poi con le Donne in Nero, dove si è spesa politicamente qui in Italia, in Israele e Palestina: una tensione verso la giustizia che in anni più recenti l’ha vista partecipe del gruppo ECO - Ebrei contro l’Occupazione. Da alcuni anni abitava lontano da Torino ma, pur incontrandola poco alla Casa, la relazione non si è mai interrotta: Carla ha portato con sé, nel suo lavoro professionale e sociale molto di quanto abbiamo condiviso, per le donne e con le donne.

Gianfranco 
Anche Gianfranco se n'è andato, lui il 24 gennaio di questo 2021 che avrebbe dovuto essere migliore del precedente e invece sembra quasi peggio perché siamo tutti stanchi di questa emergenza diventata normalità.
Gianfranco era difficile, almeno per me. Proprio non riuscivo a comunicare con lui, se non in modo superficiale. Il suo bisogno di comunicare era grande ma io facevo fatica, anche lui lo sentivo distante dal mio modo di essere e di sentire. Solo negli ultimi anni ci siamo avvicinati per così dire con l'affetto della maturità, ma solo a distanza, sui social.
Ci siamo visti l'ultima volta, ma senza scambiare parole, solo sorrisi, al bellissimo matrimonio di Yukai e Raffaella, al Villaggio Verde addobbato a festa, dove lui ha suonato col suo gruppo. Portava nel cuore un dolore grande Gianfranco, un dolore profondo come padre, ma non lo esibiva mai, e per questo lo ammiravo nonostante tutte le contraddizioni che, presuntuosamente, mi sembrava di vedere in lui. 
Lui, seguace di Bernardino del Boca, era stato fra i primi ad aderire al progetto del Villaggio Verde negli anni '80 con sua moglie Cinzia, divenuta poi mia amica intima. Giorni fa ho visto un suo video, girato nel 2010, dove esprime il suo sentire profondo, una specie di lettera definitiva, che ascoltata adesso dà i brividi:


Gianfranco Fumagalli

Originario di Milano, dopo la maturità scientifica aveva frequentato la facoltà di Architettura e il Conservatorio di musica, dove ha conseguito il diploma in flauto. Ha condotto anche l’attività concertistica classica, sempre come flautista, sia in Italia che all’estero, con il “Quintetto Arnold”, con cui ottiene il primo posto in due concorsi nazionali (Auditorium della Rai e Ancona) e il quintetto “Divertimento Ensemble” sotto la direzione del maestro Sandro Gorli. Dopo alcuni anni ha aperto uno studio di registrazione personale. Ha realizzato anche numerose campagne pubblicitarie nazionali per diverse agenzie, avendo come collaboratori affermati speaker del settore radiofonico e televisivo. Grazie alla loro vicinanza si appassionò alla recitazione, studiando dizione e trasferendosi da Milano in provincia di Novara. Ultimamente si era dedicato principalmente all’esecuzione di musica irlandese.

«Ho avuto il professor Fumagalli come insegnante di musica alle scuole medie. Lui, come altri docenti, sono stati un’istituzione per gli anni di docenza presso l’istituto. Tanti romagnanesi lo hanno avuto e hanno potuto apprezzare la sua passione per la musica. Lo scorso settembre lo avevo incontrato nel corso della rassegna organizzata dal Comune con il Conservatorio di Novara e ci aveva ringraziato per questa iniziativa di valorizzazione dei giovani musicisti in un periodo non facile per via della pandemia. Proprio in quella occasione avevamo parlato di realizzare per quest’anno con la sua band una serata irlandese».
«Carissimo professor Fumagalli – scrive il Comitato genitori di Ghemme su Facebook – grazie per aver accompagnato i nostri ragazzi. Grazie per la sua musica, ma soprattutto per il suo sguardo attento. Siamo certi che i semi che con tanta cura ha piantato daranno molto frutto».




                                             

sabato 20 marzo 2021

A proposito della professione medica



A parte alcune luminose eccezioni, stanno uscendo dall'università bravi memorizzatori di formule e protocolli, con poco senso critico e coraggio. Un medico è altra cosa. 

Il giuramento di Ippocrate "Primo non nuocere" è sempre più difficile da applicare data la complessità del mondo attuale, e l'etica del sacrificio personale anche a rischio della vita, raramente contemplato. Ora è una professione come un'altra, tra l'altro ben pagata se si raggiungono certi livelli. 

Ricordo i racconti di Fools Crow (Inganna il corvo) il nipote di Alce Nero... Stava chiuso nella tenda col malato fino alla completa guarigione sia fisica che spirituale. 

Abissale distanza tra mondi lontani.



Fools Crow, (1890 - 1989) uomo-medicina, capo religioso Lakota

lunedì 15 febbraio 2021

 31.12.2020


Quest'anno mi ha portato vari insegnamenti. Non me la sento di dirgli addio in malo modo.

E' stato un Maestro severo, severissimo per tutti, ma sempre un Maestro. La lezione che ho imparato già la conoscevo, me l'avevano spiegata, in teoria, tanti altri maestri e maestre che ho incontrato sul mio cammino. Lui però me l'ha spiegata in pratica... Con Lui ho imparato ad essere prudente ma senza dare la mano alla Paura e con essa alla meschinità che porta sempre con sé. Ho imparato a rispettare ancora di più le debolezze altrui e le mie. Ho imparato ad immedesimarmi ancora di più negli altri e nel loro sconforto. Ho avuto la fortuna immane di continuare a lavorare, e lavorare con i bambini. Non ho mai considerato una sfortuna il non aver avuto figli. Avrei tanto voluto adottarne almeno due, da sempre, un desiderio da quando ero molto piccola. Ma qualche anno fa ho cominciato a lamentarmi dell'assenza di bambini dalla mia vita. Era un desiderio profondo e una malinconia profonda. "Neanche un nipote!" dicevo... E poi sono diventata maestra... Non ho parole per esprimere la gratitudine a Dio, al destino, a me stessa per questo dono. Provo un amore profondo e distaccato per loro, un po' come quello dei nonni. Avessi iniziato prima sarei già logora e invece ora posso apprezzare, nonostante la fatica, la grande fortuna di lavorare coi piccoli che ancora non sono completamente "umani" ma una via di mezzo tra un animaletto, un angelo e un essere umano. 

Questo anno mi ha portato finalmente colleghe meravigliose con le quali posso lavorare in armonia.
Mi ha fatto apprezzare ancora di più questa professione perché sono coi più piccoli....
Mi ha insegnato ad apprezzare ed amare la Natura ancora di più e a trovarla in luoghi inaspettati con le sue meraviglie.
Mi ha fatto comprendere ancora più profondamente che la Verità è paradossale ed è veramente come un diamante a mille facce. 

Questo Maestro mi ha anche fatto temere per la salute di Gianni, ha insegnato a lui che il nostro corpo è un tempio da rispettare. Siamo ancora qua insieme e anche di questo ringrazio. 

Quindi saluto il Maestro con reverenza e do il Benvenuto all'Anno Nuovo. Speriamo che le lezioni del Maestro 2020 vengano prese sul serio... 

Tanti Auguri a te, a me e a tutti per una Buona Vita ✨✨✨✨

domenica 7 febbraio 2021

Matide di Magdeburgo

(1212 - 1283)



Il pesce non può affogare nell'acqua, l'uccello non può cadere nell'aria, l'oro non è mai svanito nel fuoco ché là si riceve chiarezza e luminoso splendore.

Dio ha dato a tutte le creature di poter vivere secondo la loro natura, come potrei oppormi ala mia natura? Devo lasciare le cose e andare a Dio che è mio padre per natura, mio fratello per la sua umanità, mio sposo per amore e io voglio essere sua senza inizio. 

Pensate forse che non senta questa natura? Dio può ardere fortemente ma anche rinfrescare in modo consolante, ma non rattristatemi troppo, potete ancora ammaestrarmi quando ritorno, allora mi occorre la vostra direttiva che il mondo è pieno di inganni.

Allora l'amatissima va dal bellissimo nella camera nascosta della invisibile divinità, là trova il letto e la stanza d'amore e Dio pronto in modo sovrumano. 


Così parla Nostro Signore: “Fermatevi signora anima” - “Cosa comandi Signore?” - “Dovete essere nuda” - “Signore, come potrei farlo?” - “Signora anima, vi siete tanto elevata nel mio essere che nulla può frapporsi fra voi e me. A nessun angelo fu tanto concesso di ciò che a voi fu dato fin dall'eternità, perciò dovete deporre ambedue le cose: timore e vergogna e tutte le virtù esteriori. Solo quelle che per natura vivono in voi, devono eternamente eccitarvi. Questo è il vostro nobile desiderio e la vostra trama infinita che voglio adempiere eternamente con la mia infinita generosità”. “Signore! Ora sono un'anima nuda e tu in te stesso un Dio riccamente ornato. La comunità di noi due è eterna Vita senza morte, allora ha luogo un beato silenzio e avviene la volontà di ambedue: Egli si dà a lei, ella si dà a Lui”

(da La luce fluente della divinitá)


Matilde di Magdeburgo (in tedesco: Mechthild von Magdeburg; Sassonia, 1212 circa – Abbazia di Helfta, 1283) è stata una mistica e scrittrice tedesca, beghina e poi monaca, autrice di prose e poesie di alto valore stilistico tramite cui narrò le proprie esperienze religiose, raccolte nell'opera La luce fluente della divinità (Das fliessende Licht der Gottheit).


La luce fluente della divinitá
L'unica opera di Matilde di Magdeburgo è stata scritta tra il 1250 e il 1282 ed è il primo testo mistico europeo ad essere stato scritto in lingua basso-tedesca. Il testo originale non é sopravvissuto, ma è arrivata sino a noi la traduzione in lingua alto-tedesca del quattordicesimo secolo di Heinrich di Nördlingen, il quale ha riordinato l'opera in sette volumi e censurato alcuni passaggi, soprattutto quelli più esplicitamente erotici. Dopo secoli di censura, la luce fluente della divinitá è accessibile al pubblico dal 1869 con l'edizione di Pater Gall Morel.

giovedì 22 ottobre 2020

 RICORDO INDIANO - AGOSTO 1987 

     11° parte - Manali





Il viaggio pare infinito. Siamo pigiati come sardine nei nostri sedili, ma almeno non patiamo il caldo. Lungo il percorso ci sono infinite fermate, alcune presso improvvisati baracchini di cibo e chai. Approfittiamo ogni volta per sgranchirci le gambe rattrappite. Il vecchio autobus Tata ha continuato ad arrancare tutto il giorno su per i sentieri scoscesi. Tre marce solamente, tanto quassù a che serve la quarta? I bagagli sono stipati anche sul tetto insieme a qualche passeggero che non ha trovato sedili liberi. Cerco di rilassarmi osservando il panorama senza guardare gli strapiombi e ogni tanto le carcasse dei bus rovesciati. 

Arriviamo nel punto più alto, Rohtang Pass, 3978 metri*. L'aria è fredda e c'è un po' di vento, neanche un albero, solo prati fioriti. Il bus si ferma, scendiamo e a me viene una gran voglia di correre nel prato ma dopo pochi passi mi devo fermare. Non ho calcolato l'altitudine, il fiato è cortissimo, le gambe di cemento... è la prima volta nella vita che sono così in alto in montagna e... sarà pure l'ultima. Unico essere umano lassù: un pastore avvolto in una coperta, col suo cane e il suo gregge. 



Finalmente arriviamo, e mentre mi carico lo zaino sulla schiena, riempio i polmoni di aria tiepida, pulita e profumata. Mi basta quella a far dimenticare la fatica del viaggio. L'albergo in cui ci sistemiamo costa poco ma incredibilmente pulito, con tutti i confort.  Sui letti troviamo persino piumini d'oca e in bagno l'acqua calda. Il proprietario è un ragazzo allegro, sembra un folletto. Siamo eccitati e felici... 

Usciamo a far quattro passi e a mangiare qualcosa. E' tutto diverso, non ci sembra più di essere in India. Notiamo moltissimi rifugiati tibetani. In effetti Dharamsala, dove il Dalai Lama risiede dal 1960, è a 220 chilometri. Nelle botteghe si vendono cose molto diverse. Anche il cibo è diverso e siamo curiosi di assaggiarlo. Entriamo in una minuscola bottega-ristorante, con due tavolini, da dove arriva un buon profumo. La signora tibetana ci sorride, sul bancone c'è un'enorme matassa di spaghetti spessi e gialli, e sul fuoco è pronto un grande pentolone di acqua bollente. Rimaniamo a guardare affascinati mentre lei ci chiede se preferiamo i nuddles, gli spaghettoni, o i momo, grossi ravioli ripieni simili a quelli cinesi. Chiedo cosa c'è dentro i momo e lei risponde allegramente mutton of course! Carne di montone, come se fosse scontato. E vada per la carne di montone mai assaggiata! E' anche la prima volta che mangiamo carne qui in India.

Dopo aver letteralmente divorato i deliziosi ravioloni, facciamo una passeggiata e chiediamo in giro cosa c'è da vedere di bello. La città è piccola, un paese praticamente. Ci indicano le terme di Vashisht, a pochi chilometri, ci si arriva facilmente a piedi, ma occhio a tornare prima del buio! La polizia gira e controlla chiunque, c'è ancora molta tensione tra Punjab e India, e qualche attentato nelle grandi città.
Di buon mattino cerchiamo un mezzo per raggiungere Vashisht poi decidiamo di incamminarci, sono solo tre chilometri e il cielo è terso. Arriviamo e ci rendiamo subito conto di essere in un posto magico. Facciamo conoscenza con una strana coppia, lui si atteggia a baba (=guru), o pseudo tale; convive con lei che è tedesca, e col suo bambino biondissimo. Sono ospitali e ci offrono un buon chai speziato. Lui è molto fascinoso, occhi profondi, lunghi capelli lucidi e profumati raccolti in una crocchia, mani affusolate ed eleganti, voce suadente. Comprendo perché la signora tedesca si è fermata a vivere qui. Chissà di che vivono? Forse vendono charas, la resina dell'hashish, non lo so, e poco mi interessa. Sta di fatto che Massimo ha cominciato a fumare un po' e l'effetto che ha su di lui è a dir poco prodigioso. Niente più litigi e irritazioni, è diventato piacevolissimo viaggiare con lui. Dio sia lodato! "Boom Shankar!" ** 

Ci spiegano dove sono le terme, ci rechiamo là e ci immergiamo nell'acqua calda. Lì vicino c'è un ritrovo di baba e altri che fumano. Mi incuriosiscono, li trovo folkloristici. Non c'è nulla di sacro nel loro atteggiamento, vivono così, fumando e donando perle di saggezza a chi li interpella. E così fa anche il nostro amico che ci intrattiene con disquisizioni spirituali su come la danza di Shiva sostenga il pianeta. 



Una di queste chiacchierate sapienziali si prolunga più del dovuto e ci accorgiamo che è già buio. Non ci sono più bus per tornare a Manali, alle 21 scatta il coprifuoco quindi ci incamminiamo affrettando il passo il più possibile sperando in un passaggio. Sono inquieta. Massimo ride come un incosciente. Ha fumato parecchio e l'ansia non lo sfiora minimamente. Ecco il rombo di un motore in lontananza dietro di noi. Spunta una camionetta militare. Accidenti. Dico a Massimo di smettere di ridere, di tacere assolutamente e lasciar parlare me. Se apre bocca il suo stato alterato sarebbe evidente. L'hashish è illegale qui, solo ai sadhu è concesso fumare per motivi religiosi. Come previsto la camionetta accosta e si ferma. Sfoggio un sorriso innocente e dico che abbiamo fatto tardi, e se per piacere ci danno un passaggio, così non arriviamo in hotel dopo le nove. "Prego, salite pure" poi le solite domande di rito ma niente controllo passaporti. Sono giovani e per niente minacciosi ma comunque dico loro che Massimo non sa l'inglese e lui, annuisce con sorriso beato... Quando arriviamo nella piazza di Manali tiro un sospiro di sollievo. Scendiamo, ci fanno ciao con la mano. E' andata.

* Rohtang Pass, a volte anche chiamato Rohtang La è un Passo di montagna  himalayano, nello stato dell'Himachal Pradesh. Il passo collega la Valle di Kullu con Lahaul. Il nome Rohtang significa "cadaveri" a causa delle parti pericolose dove la strada passa sopra i precipizi. Dal lato sud della strada del passo, sul lato sopravvento del Grande Himalaya, cadono spesso pioggia e neve, che possono peggiorare parecchio le condizioni della strada. Un altro motivo per cui il passo è pericoloso è l'elevato traffico rispetto ad altri passi attraverso l'Himalaya. Io a quel tempo, ovviamente, non sapevo nulla di tutto ciò.

** Boom Shankar! Invocazione al dio Shiva (Shankar): deriva proprio dall'uso del chillum e dal rito praticato dai santoni che, innalzandolo sulla fronte prima di accenderlo, invocano Shiva e gli altri dei affinché giungano a loro per condividere l'hashish. 


CONTINUA CON LA 12° PARTE: 
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martedì 20 ottobre 2020

 RICORDO INDIANO - AGOSTO 1987 

     10° parte - Ancora Delhi e poi Shimla





Mentre il treno si allontana lentamente dalla stazione di Varanasi, davanti agli occhi della mente sfilano i volti, i sadu che fumano e ridono, Pandit e sua moglie, l'immenso e placido Gange, i suoi gaht, i fuochi. Il cuore è pesante e una lacrima sfugge. Difficilmente rivedrò questa città se non in sogno. Forse. 

Torniamo a Delhi. La città sembra un po' più accogliente, sarà l'abitudine. Domani prenderemo il bus per Shimla, si va al nord nell'Himachal Pradesh per raggiungere Manali. Sarà la nostra base per i giri nelle valli che tutti ci raccomandano per loro bellezza. Manali è famosa per il commercio di hashish quindi è la meta di moltissimi che amano fumare questa droga. Noi andiamo per le montagne, i paesaggi e le genti. In realtà ha deciso Massimo e a me sta bene.  

E' tempo di spedire un altro telegramma a casa. All'ufficio postale la solita coda e il solito caldo soffocante. Siamo tutti impregnati di sudore. Ad un certo punto, un profumo conturbante mi fa voltare istintivamente. Si è aggiunto alla coda un Sickh*. Altissimo, col tipico turbante, dalla bellezza mozzafiato. Mi giro verso lo sportello per evitare di fissarlo ma il profumo è insistente come un richiamo. Mi volto di nuovo, mi soffermo sul viso e mi sfugge un sorriso. Ricambia. Il mio cuore accelera talmente che temo si possa sentire. Il calore aumenta ancora e mentre lo sportello si avvicina sempre di più, provo imbarazzo perché vorrei voltarmi di nuovo ma con un grande sforzo ci rinuncio.

Rifletto sull'effetto che la Bellezza ha su di me, la bellezza di un profumo, di un volto, penso alla magia della natura che si è inventata gli irresistibili feromoni per attirare l'altro sesso. Questo profumo dolciastro evoca le belle illustrazioni dei libri di fiabe orientali che sfogliavo da bambina quando, a causa dei frequenti mal di gola, rimanevo a casa da scuola. Mi immedesimavo, facevo sogni ad occhi aperti ascoltando il 45 giri allegato e le melodie delle canzoni mi trasportavano in quei luoghi lontani distraendomi dai malesseri a cui ero ormai abituata. 

Respiro profondamente e mi giro per l'ultima volta per un addio; sorrido all'impiegata e detto il telegramma: TUTTO BENE BELLO POCA PIOGGIA TRA POCO AI MONTI LOVE.


Il bus arriva a Shimla nel tardo pomeriggio. Capisco ora perché era così amata dagli inglesi. Siamo in pieno agosto e il cielo sembra quello di ottobre. Cade una pioggerella finissima e sulle montagne le nuvole sono bianche, basse e sfilacciate. Siamo circa a 1900 metri, non fa freddo ma l'umidità mi provoca forte disagio. Troviamo un alberghetto di legno e io approfitto per mettermi addosso tutto quello che ho di caldo. Facciamo un giro e capitiamo nel bel mezzo di una festa, molto composta e graziosa, dove ci sono ragazze che danzano e cantano, qualche uomo suona e poi si unisce a loro per fare una specie di piramide umana. La semplice allegria di questa gente ci dà il benvenuto in questo stato himalayano. 
Mangiamo una zuppa calda e andiamo a dormire vestiti a causa dell'umidità. Meglio riposare, ci aspettano dodici ore di viaggio per fare 237 chilometri. Non vedo l'ora di andarmene...


* Sikh Comunità religiosa e politico-militare dell'India. Fu fondata nel Punjab da Nānak (1469-1538) nell'intento di unire indù e musulmani nella fede in un Dio unico, che non doveva essere rappresentato con figurazioni materiali, e nel rifiuto di ogni distinzione castale.

CONTINUA CON LA 11° PARTE:
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mercoledì 23 settembre 2020


HAIKU

 



L'acero ascolta. Il fiume è già rosa. 

Le anitre scivolano silenziose verso la sera.