sabato 2 maggio 2026

 Un visione spirituale del mondo dello spettacolo

Michael Jackson


2 maggio 2026

Ieri, dopo la visione del delicato film-tributo Michael appena uscito nelle sale italiane, ho ricordato l'articolo che mi venne chiesto di scrivere per la rivista on line del Centro per la Pace, Sereno Regis di Torino nel 2009, poco dopo la sua morte improvvisa. La visione del film ha risvegliato in me quell'energia trascinante che lui era capace di trasmettere in tutti i suoi concerti e video con la musica, con i testi, con la voce allo stesso tempo delicata e potente e con la sua danza allora originalissima che ha ispirato e ancora ispira tantissimi artisti e i ragazzini di tutto il mondo.
E' stato un essere umano dal destino segnato, allo stesso straordinariamente positivo e potente ma anche molto triste.
Solo i fan più anziani come me conoscono a memoria tutti i testi e i video (ufficiali e non) e sono stati testimoni del suo inarrestabile e trascinante successo così come del suo lento declino.
Raggiunse lo scopo che si era prefissato quando era ragazzino e pagò carissimo il successo globale vivendo gli ultimi anni da vero recluso in una gabbia dorata nella sua amata Neverland. La sua anima però non ha mai smesso di amare e donare ai più sfortunati, alla sua famiglia e ai bambini malati e sofferenti di tutto il mondo.


***


“Artisti come Michael Jackson arrivano una volta sola. 

Egli ha dimostrato al mondo che anche la musica pop può essere molto più che solo musica.
Ci ha dimostrato come può diventare stimolo di cambiamento e motivo di speranza.”

David Cook


Michael Jackson, nel mondo della musica contemporanea, è stato uno dei personaggi più fa­mosi degli anni ottanta e novanta. Il fenomeno del suo enorme successo ha co­minciato ad interessarmi dopo aver assistito al suo unico concerto in Torino nel maggio 1988. Prima di vederlo dal vivo apprezzavo la sua musica tra­scinante ma non lo consideravo degno di speciale atten­zione. 

Un concerto dal vivo in un grande stadio è però sempre qualcosa di ma­gico. Si è immersi nella folla eterogenea, la musica inonda tutto e tutti ed è quasi impossibile non farsi pervadere dall'entusiasmo creato dalla miscela esplosiva di suoni, parole, effetti luce e ondate di emozioni.

Non ho mai amato i bagni di folla, anzi li ho sempre temuti per la loro potenziale pericolosità e quindi dopo qualche immancabile momento di tensione per la calca all'entra­ta, trovai un posto tranquillo sui gradoni dello stadio olimpico. I miei amici si allontanarono per avvicinarsi al palco e, rimasta da sola e tranquilla, cominciai a rilassarmi. 


Studiando danza da tanti anni, la prima cosa che notai fu il suo personalissimo stile e l’incredibile forza comunicativa del suo corpo che diventava letteralmente un strumento vibrante in sincrono con ogni singola nota o battuta. 

Dopo due ore di show ininterrotto in cui lui, insieme a tutti gli altri, non si era risparmiato in alcun modo, durante l'ultima canzone, le telecamere inquadrarono la luna piena ormai alta nel cielo e la proiettarono sui due mega schermi creando un effetto di incredibile suggestione. Subito si accese un mare di stelle di accendini accesi. Le note e le parole cantate insieme da tutto lo stadio erano quelle di Man in the mirror (L'uomo allo specchio) e riempirono l’atmosfera di un forte sentimento di unione e di speranza per il genere umano.

Quando uscii ero sconcertata, euforica, piena di energia, saltavo letteralmente di gioia e provai gratitudine verso quell'omino sul palco vestito di luci­do che avevo visto danzare sfidando la legge di gravità. 

In fondo al cuore però avvertivo una specie di struggi­mento e di pena per lui. Sono sensazioni molto difficili da spiegare a parole, ma avevo percepito chiaramente l’uomo al di là dell’immagine irreale che con maniacale costanza davano di lui i giornali scandalistici, parassiti che vivono creando pathos sulle vite personali delle celebrità inventando o ingigantendo particolari insignificanti per fare notizia, senza nessuna pietà, riguardo o rispetto verso il lato umano della persona e senza approfondire o discernere sull’eventuale messaggio che è in grado trasmettere.

Nel 1993 per mettere a tacere le accuse di aver rinnegato la razza, rilasciò un intervista alla famosa conduttrice di colore Oprah Winfrey e dichiarò di soffrire di una grave forma di vitiligine dall’età di 18 anni che aveva sempre cercato di nascondere; poi quando il trucco non bastò più a coprire le macchie il dermatologo gli consigliò di eliminare tutta la melanina per potersi presentare al pubblico senza sottoporsi a ore di trucco. Da allora niente più sole…

Leggendo l’autobiografia di Michael Jackson, con relative ammissioni, smentite, rac­conti d'infanzia ed esperienze vissute, ho scoperto la persona al di là del mito, una persona oltremodo sensibile ma determinata, generosa e stranamente pulita nonostante l'ambiente che lo circondava da sempre. L'ex bambino prodigio che incantava già le folle a dieci anni, autore dell'LP più venduto nella storia della musica, era una delle persone più sole al mondo. 

Da ormai dieci anni si era ritirato con i figli nella sua gabbia dorata e lì è morto lo scorso 25 giugno a pochi giorni dall’ultimo saluto programmato per il tour This is it  (Questo è tutto).


Ci rimane la sua musica. Alcuni testi emanano sensualità ed energia, altri sono incredibilmente romantici, altri ancora, i migliori, sono più universali, come la famosa Man in the mirror che dice: "Chi sono io per essere cieco? Per far fin­ta di non vedere? (…) Comincerò dall'uomo allo specchio, gli chiederò di cambiare, nessun messaggio può essere più chiaro: se vuoi che il mondo sia migliore, guardati allo specchio e comincia da te stesso; sono stato vittima dell'amor proprio, è tempo che mi renda con­to che c'è gente che soffre; bisogna cominciare dall'uomo allo specchio, finché c'è tempo... se chiudi il tuo cuore presto si chiuderà anche la mente; quell'uomo allo specchio farebbe meglio a cambiare, chiediglielo...".

Poi We are the world incisa e venduta a favore dell'Etiopia nell'84, cantata dalle più famose rock star americane ma scritta e composta da Michael Jackson e Lionel Richie.

La più recente e stupenda Earth Song, la preghiera in musica Will you be there, oppure You are not alone e quella di protesta They don’t care about us.

Leggendo qua e là mi hanno colpito alcune sue affermazioni:
- "Odio at­tribuirmi merito per le canzoni che ho scritto. Ho la sensazione che tut­to sia pronto in qualche luogo lontano e sconosciuto e che io sia soltan­to un messaggero che porta queste parole nel mondo" 

- "Non mi con­sidero migliore della gente che acquista i miei dischi" 

- "Preferisco i bambini agli adulti, perché loro si mettono le maschere solo per gioca­re, mentre gli adulti le mettono per fregarti" 

- "Adoro gli animali e non posso credere che ci siano uomini che traggono divertimento nell'ucciderli. Non posso neanche sopportare l'idea di mangiarli e infatti sono vegetariano" 

- “Devo tutto ai miei fan e quando sono sul palco voglio che abbiano il massimo da me. Cerco di esprimere anche la gratitudine e l’amore che ho per loro” 

“Il successo porta alla solitudine più nera. È vero. La gente pensa che sei fortunato, che puoi avere tutto. Pensano che puoi andare dappertutto e fare di tutto. Ma non è questo il punto. Si può morire per mancanza di valori fondamentali. Ormai ho imparato a convivere con questo stato e non mi deprime quasi più come una volta" 

- "Un sogno è qualcosa di più di un semplice desiderio, è uno scopo. È qualcosa che i nostri conscio e subconscio possono trasformare in realtà" 

- "Trascorro molto tempo a visitare gli ospedali dei bambini. Quando mi trovo con loro ho una voglia matta di abbracciarli e di farli guarire. La vita è troppo preziosa e breve per non darsi da fare con la gente che ci è vicina".

In una delle tante interviste andate in onda negli Stati Uniti e ora visibili sul web tramite YouTube, nega di aver mai fatto parte della setta Scientology ma di credere in una Sorgente Superiore al di sopra di noi ma senza connotazioni religiose particolari e di rispettare tutte le forme religiose in cui i popoli si sono espressi.

Micheal Jackson è stato assolto nel 2005 per tutti i 14 capi di accusa a suo carico nel processo per pedofilia ed è di qualche giorno fa la notizia che, dopo la sua morte, il ragazzino ora ventiseienne, che lo aveva accusato nel 1993, ha ammesso di esser stato costretto dal padre che voleva arricchirsi.

Personalmente ho avuto un assaggio dell’amarezza e della solitudine che portano le false accuse. Anche con la coscienza a posto la pressione può essere tale da portare alla disperazione e all’isolamento e credo sia stato proprio questo ad ucciderlo indirettamente. Cominciò infatti la sua dipendenza da forti ansiolitici e sedativi, proprio lui che era sempre stato un salutista vegetariano e che, a differenza di molti suoi colleghi, sempre lontano dalle droghe.


Questo menestrello moderno era una macchina da soldi immerso da sempre nelle inevitabili contraddizioni dell’industria dello star system ma è anche grazie a questo potente mezzo che ha portato un messaggio di amore e di bellezza. 

Ora il mondo renderà finalmente giustizia a questo artista forse un po’ emotivamente immaturo data la sua infanzia mancata, ma estremamente poliedrico e dotato.


Il suo Guinnes dei primati più importante non è quello di aver prodotto il disco più venduto nella storia della musica, ma di esser stato la star che ha donato di più in beneficenza per progetti di vario genere in tutto il mondo.  In ogni paese che visitava non mancava di passare personalmente in un ospedale o in un orfanotrofio a regalare giocattoli e fare donazioni.


Non giudicate, ascoltate attentamente la sua musica; dalle note e dalle parole capirete che solo un cuore aperto e generoso e una mente ispirata poteva concepirle.

L'orda d'oro è sempre fra noi, in tutte le epoche, e pare scegliere forme bizzarre per manifestarsi senza mostrare pregiudizi di alcun genere.

Michael era solito dire che avrebbe voluto essere ricordato come una persona e non come una personalità...

Heal the world è la canzone di cui andava più orgoglioso, ecco il link al video ufficiale su YouTube:  https://www.youtube.com/watch?v=BWf-eARnf6U

Traduzione del testo:

Heal the world - Guariamo il Mondo
(Introduzione parlata)
Pensiamo alle generazioni future e diciamo "vogliamo rendere il un mondo migliore per i nostri figli e i figli dei nostri figli". Così che loro sappiano che un mondo migliore è possibile per loro. Penso che forse loro potranno rendere il mondo un posto migliore…

C’é un posto nel tuo cuore
io so che é Amore
e quel posto può essere molto
più luminoso di ieri;
se tu ci provi veramente,
scoprirai che non c’é bisogno di piangere
in quel luogo lo sentirai,
non c'è più sofferenza;
ci sono modi per arrivarci,
prenditi cura della vita
crea un piccolo spazio, crea uno spazio migliore,
guarisci il mondo,
crea un posto migliore per te, 
per me e per l’umanità intera.

C’é gente che sta morendo,
prenditi cura della Vita,
crea un posto migliore per te e me;
Se lo vuoi sapere,
c’é un amore che non può mentire,
l’amore é forte
l'unica cosa che importa è solo dare felicità,
se ci proviamo lo vedremo,
in quella gioia non sentiamo paura né timore,
smettiamo di esistere e iniziamo a vivere,
poi sarà per sempre;
l’amore é abbastanza per farci crescere,
crea un mondo migliore,
guarisci il mondo,
crea un posto migliore,
per te, per me e per l’umanità intera,
c’é gente che sta morendo,
prenditi cura della Vita,
crea un posto migliore per te e me;
il sogno che vogliamo creare avrà un volto felice
il mondo in cui credevamo si illuminerà ancora di Grazia;
ma allora perché continuiamo a vivere vite soffocate,
ferendo la Terra, crocifiggendo la sua anima,
é così evidente, questo mondo é un paradiso,
è lo splendore di Dio,
potremmo volare così in alto,
non lasciar morire i nostri spiriti;
nel cuore sento che siamo tutti fratelli,
creiamo un mondo senza paura,
insieme piangeremo lacrime di gioia;
vedremo le nazioni trasformare le armi in aratri,
possiamo davvero arrivarci,
se ci prendiamo cura della Vita
creiamo un spazio per rendere un posto migliore;
guariamo il mondo,
creiamo un posto migliore
per te, per me, e per l’umanità intera,
c’é gente che sta morendo
prendiamoci cura della Vita
creiamo un posto migliore per te e me

C’é gente che sta morendo,
se tu credi nella Vita 
crea un posto migliore per te e per me
per te e per me, crea un posto migliore
per te e per me, guariamo il mondo in cui viviamo
per te e per me, salviamolo per i nostri bambini...


La mia canzone preferita (e credo anche la sua, negli ultimi tempi) rimane Earth Song, il suo ultimo capolavoro gospel dedicato alla nostra Casa, la nostra Madre Terra:

https://www.youtube.com/watch?v=XAi3VTSdTxU





NOTA:
Tutte le citazioni sono state tratte dalla rivista Rock Show - Vallardi Edi­tore
e dall'autobiografia Moonwalk - Sperling & Kupfer Editore.

lunedì 18 agosto 2025

 Miracoli 

Quindici giorni di vacanza in Marocco, era il 1992.
Di quella vacanza ho alcuni ricordi un po' confusi e due indelebili. Senza cedere a facili fascinazioni, la mia mente ha analizzato l'accaduto ma in entrambi i casi ma non ha trovato spiegazioni razionali a ciò che mi è accaduto; adotto quindi l'atteggiamento “scettico” nell'accezione originale del termine, cioè prendo in considerazione ogni cosa senza escludere nulla. Se invece ascolto il mio sentire profondo, il cuore come si suol dire, la risposta la conosco bene.

Siamo a Mohammedia, città portuale, ospiti dei genitori di un amico, nella grande casa messa a disposizione dall'azienda elettrica italiana per la quale il padre ingegnere lavora. E' infatti quasi finita la costruzione della più grande centrale elettrica del Marocco. Siamo in una specie di enclave di lavoratori italiani con comode case e personale messi a disposizione per i dipendenti. La simpatica cuoca marocchina cucina da dio e anche l'autista è sempre allegro e disponibile.


Il caldo è secco, piacevole, la spiaggia è immensa, senza bagnino e senza alcun servizio di raccolta rifiuti; solo le bandiere rosse se il mare è grosso cioè quasi sempre; sì perché sulla battigia la forza dell'oceano scava la sabbia sotto i piedi come se volesse trascinarci via, è pericoloso immergersi quindi si passeggia al vento in riva al mare visto che persino la sorella dell'amico che ci ospita, provetta nuotatrice, non riusciva più a tornare a riva. 

Gita a Mulay Idriss, un paese dove si trova la tomba di Idris I*, luogo sacro per l'Islam in cima ad una collina e circondato da deserto a circa due ore e mezzo da Mohamedia, ancora senza alcuna struttura turistica. Per tutto il viaggio i miei amici fumano canne e l'auto si riempie di fumo di hashish. Comincio a sentirmi strana e non vedo l'ora di arrivare. 



Arriviamo intorno alle 11,30 e in paese il caldo è atroce. Penso di comprare una bevanda di magnesio e potassio in farmacia ma pare non ne esista neanche una. L'ansia sale. Cerco di controllare la mente ma poco dopo la crisi di panico esplode. Troviamo una bottega di gioielli e altri prodotti artigianali gestita da una bella ragazza che parla inglese. Mi stacco dagli amici e chiedo ospitalità dicendo che non mi sento bene. La gentile ragazza mi fa stendere facendomi aria con un ventaglio e mi dà da bere. Mi fa anche usare il suo bagno, santa donna. Gli amici entrano e mi dicono "Dai, cerca di tirarti su"... no comment. Passato il peggio della crisi mi rimetto in piedi e provo ad uscire dalla bottega fresca. Appena fuori, investita dall'ondata di calore, mi appoggio al muro della casa. Mi sento debolissima e temo di svenire dal caldo. I miei amici, allora parecchio immaturi, mi guardano come allocchi e mi chiedono “ti sei ripresa?”.


Osservo l'aria tremula, lontano tra le case. Ad un tratto scorgo un vecchio curvo e storpio che avanza a fatica. Mi guarda, viene dritto verso di me, si avvicina ancora, e senza parlare mi prende per mano. Lo seguo docilmente come un automa, senza pensieri. I miei amici mi guardano andar via senza dir niente. Giriamo l'angolo della casa ed entriamo in un cortile ombroso dove al centro c'è un grande bacile di acqua vicino ad un rubinetto. A gesti mi indica di inginocchiarmi, quindi mi immerge le braccia nell'acqua fredda fino ai gomiti poi comincia a buttarmi acqua sul viso. Io lascio fare mentre dal cuore mi sale un pianto liberatorio. Rimango lì per un po' a bagnarmi anche la nuca ma quando alzo lo sguardo il vecchio non c'è più. Mi alzo e guardo meglio attorno, giro l'angolo, non può essere andato lontano ma di lui non c'è più traccia. Chiedo agli amici quale direzione ha preso ma mi rispondono: 
“Chi?"
“Il vecchio storpio! Da che parte è andato?”
“Da qui non è passato nessun vecchio storpio, dai che se stai meglio possiamo andare a visitare le rovine di Volubilis
**”.
Qualcuno deve avermi ha mandato quel vecchio in aiuto, nessuno me lo toglie dalla mente.


* * *


Il gentile autista ogni giorno ci porta a visitare un luogo diverso: Fes, Meknes, Rabat evitando il caos di Casablanca. Le medine, i suk e le moschee delle città mi affascinano. Nella medina di Fes conciano e tingono le pelli di bovini e ovini con la tecnica antica. Spero che i colori siano naturali perché ci rimangono immersi tutto il giorno.


Un giorno si decide di andare ad una festa tradizionale nel deserto; ci saranno corse di cavalli al mattino, giostre per i bambini e altro nel pomeriggio. Ingenuamente pensiamo di andare ad una specie di sagra di paese come le nostre, invece ci troviamo nel bel mezzo della Tbourida*** una festa tradizionale marocchina.


L'autista ci spiega in francese che è una festa bellissima e ci sono tante tende dove la gente si trasferisce per quei giorni. Arriviamo, parcheggiamo e con l'amica italiana e la figlia dell'autista, cominciamo a gironzolare per l'immensa distesa di grandi tende familiari bianche, tutte uguali. L'entusiasmo ci prende la mano e notiamo con piacere di essere le uniche due occidentali presenti (quel giorno i ragazzi erano rimasti a casa).

Ci divertiamo parecchio e chiacchieriamo piacevolmente girovagando a caso tra le tende; non ricordo di aver avuto particolarmente caldo. Il pomeriggio volge al termine e lentamente comincia ad imbrunire. Le mie due compagne decidono di salire su una collina per vedere il tramonto e fumare. Le seguo attratta dall'idea del tramonto, ma presto mi rendo conto di una certa mia cecità crepuscolare e incespico sulla salita piuttosto ripida e difficoltosa a causa dei grossi sassi.

Comunico alle mie compagne di avventura che mi fermo ad aspettarle “ma sì, tanto torniamo presto e ripassiamo di qua...”. Mi siedo e mi rilasso osservando il panorama e il cielo che cambia colore. Passa un quarto d'ora. Passa mezz'ora. Passano tre quarti d'ora ma le mie compagne non si vedono. Mi alzo pensierosa e comincio a sentirmi vagamente inquieta. Mi risiedo e cerco di rilassarmi. Penso che chiacchierando in compagnia di una canna bella carica davanti al tramonto, avranno sicuramente perso la nozione del tempo. Dopo altri dieci minuti comincio a valutare la possibilità di cominciare a scendere. Ora però è molto buio, niente luna, e il chiarore proveniente dalla grande tendopoli in basso non è affatto sufficiente.
Per l'ennesima volta mi giro verso la cima della collina nella speranza di veder comparire le due ragazze. Questa volta però intravedo un giovane accovacciato pochi passi dietro di me, un po' più in alto rispetto alla mia posizione. Da dove è arrivato? Non avevo avvertito rumore di passi sulla collina scoscesa...

“Ti sei persa?” mi chiede in francese senza presentarsi.
“In realtà sto aspettando le mie amiche che sono andate su in cima, ma non tornano, e ora è buio. Pensavo di scendere”.
“Aspetta, vengo lì”.
“Ok”.

Mi raggiunge e mi spiega che scendere al buio sarà un po' arduo.
“Dammi la mano, scendiamo insieme, ti accompagno, ma dimmi da che parte è la vostra tenda”
“La tenda degli amici del nostro autista marocchino mi pare sia verso l'entrata ma in realtà non ne sono sicura e non mi oriento affatto in questo mare di tende tutte uguali!”
“Prova a sforzarti, forse verso destra o di là a sinistra, di ingressi ce ne sono più di uno”
“Uhm, proprio non ricordo”
“Allora scendiamo, ho un'idea, dammi la mano... attenta”

Mi sento stranamente al sicuro, per nulla preoccupata o sospettosa, anzi, tranquillissima.
Ad un certo punto sentiamo degli schiamazzi e lui mi dice:
“Quei ragazzi sono ubriachi, 
non mi piacciono, vieni scendiamo più in là”

Quando arriviamo alla base della collina:
“Ora andiamo alla tenda della polizia e facciamo fare un annuncio in arabo, in francese e in italiano dicendo che sei in attesa nella tenda dove ti porterò”
“Geniale, grazie, grazie mille!”

Arriviamo al tendone della polizia, entro e mi fanno accomodare. Il poliziotto scambia pochi cenni col ragazzo poi va alla scrivania, mi squadra e comincia a rimproverarmi duramente in francese:
“Ma lei è matta? Che ci fa qui da sola? Lo sa che qui rapiscono le donne bianche che poi non riusciamo più a ritrovare? E' successo parecchie volte! Non si accetta la compagnia di sconosciuti e soprattutto non si va in giro da sole!”

Ho provato a spiegare delle amiche sparite e che, se non era per quel ragazzo, sarei ancora là ad aspettare al buio ma era talmente alterato che era inutile discutere.

Il ragazzo che nel frattempo era rimasto fuori, mi accompagna in un'ampia tenda dove c'è una grassa signora seduta per terra vicino ad una enorme pentola. Mi dice che sarebbe rimasto fuori ad aspettare,  e di sedermi con lei ad aspettare. La grande donna sorridente come un Buddha cinese era intenta ad affettare una montagna di cipolle probabilmente per il Tajine**** per un reggimento!

Mi parla in arabo e ride di gusto dei miei sforzi per farmi comprendere a gesti; rimango lì mezz'oretta a scherzare con lei finché, come una furia, entra urlando la mia amica Lilia:
“Tu sei pazza! Sono due ore che ti cerchiamo! Lo sai che l'anno scorso hanno rapito una donna che conoscevo!? Ma che ti salta in mente, mi vuoi far morire di infarto! Matta che non sei altro!!”

Tento di ribattere dicendo che sono rimasta ferma ad aspettarle per quasi un'ora ma lei continua ad abbaiarmi addosso una serie di improperi e imprecazioni quindi taccio anche questa volta. Quando usciamo dalla tenda le dico:

“Aspetta, fammi almeno ringraziare il ragazzo che mi ha aiutata, è rimasto qui fuori”
“Ma che dici, quale ragazzo? Quando sono arrivata non c'era nessuno, sei tu che sei fuori! Andiamo che ci aspettano, non perdiamo altro tempo”

“Ma come... era qui, vedevo anche la sua ombra da dentro, devo ringraziarlo, cerchiamolo!”
“Tu sei proprio fuori di testa, non dire cazzate, qui non c'era nessuno, andiaaaaaamo!”

La seguo molto abbattuta voltandomi indietro ogni due passi sperando di vedere tra la folla il mio salvatore. Sparito nel nulla. Non conosco il suo nome... Non abbiamo neanche avuto il tempo di presentarci... la sensazione però era quella di conoscerlo da sempre e mentre scendevamo dalla collina non mi ha sfiorato il minimo dubbio. Mi ha presa per mano e su di me è scesa la calma, come se fossi protetta da un... angelo.


* Fondatore della prima dinastia reale del Marocco (788 - 791 a.C.)
** Volubilis è un'antica città romana fondata dai Cartaginesi, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1997. Si tratta di uno dei resti meglio conservati dell'Impero Romano in Nord Africa
*** Molto probabilmente era il 20 agosto, quando si celebra la “rivoluzione del re e del popolo”. Questa antica arte equestre risalente al XV secolo e ora patrimonio UNESCO, mette in scena in occasione di specifiche feste nazionali, una spettacolare esibizione di cavalli e cavalieri
**** Stufato speziato di carne e verdure che prende il nome dal contenitore di terracotta col tipico coperchio a forma di cono






sabato 2 agosto 2025

 Lo spirito naturale


Cubi di cemento, asfalto nero sul suolo, cielo attraversato da fili e spazi in cui ciò che è naturale è  delimitato, addomesticato, allontanato.
Sicurezza: la grande illusione che ammalia tutti, i
llusione di essere al riparo da imprevisti, protezione, comodità.
Ciò che un tempo era considerato normale, ora sembra pericoloso e imprudente. 
Partire senza avere sotto controllo il territorio con mappe satellitari, senza prenotazioni, senza vedere in anticipo ciò che andremo a visitare, ora impensabile e ritenuto quasi stupido; appena trent'anni anni fa era la norma o quasi.
Ma lo spirito naturale in noi è ancora lì. 
Si fa sentire raramente, oppure mai, per la maggior parte del tempo è sopito, dorme come una tigre del bio-parco, altro non può fare. 
Rari momenti quelli in cui l'ho avvertito.
Rari momenti in cui la Natura parla allo Spirito e lo sveglia dal suo torpore.

***

2 novembre 1997
Inipi cioè "rinascere ancora". Un rito ancestrale dei nativi Lakota che dura un'intera giornata. Diciotto corpi nudi al buio. Vapore bollente che sale da pietre incandescenti, profumo intenso di erbe. Più vicini alla terra si respira un po' meglio e allora ci si inchina come per ringraziare del refolo di aria più fresca.
Il discendente nativo americano ci conduce in un viaggio tra i mondi minerale, vegetale, animale e umano. E' buio quando usciamo, il senso del tempo è svanito. C'è chi si getta nel torrente. Io mi sdraio sulla terra. Respiro l'aria fredda della sera. Per la prima volta nella mia vita provo un piacere nuovo. Invece di patire il freddo come al solito rimango nuda sdraiata sulla terra fresca di novembre. Non voglio tornare tra le pareti di casa. Voglio il bosco, il profumo della legna nel tepee, dormire per terra e respirarla ancora. Con gli amici mi attardo attorno al fuoco. Al pensiero di rientrare... un nodo stringe la gola. Lo spirito di natura, ancora una volta è domato, si avvia al suo riparo, alla sua... "prigione".

Alcuni di noi rivestiti dopo l'Inipi 


Sardegna costa est 1988
Un mese su questa isola italiana ancora in parte selvatica dove il turismo c'è già ma i locali non lo gradiscono e ci trattano con circospezione. 
Pochi anni ancora e l'assalto della massa col denaro, in estate diventerà sopportabile...
Sei giorni a Cala Luna. E' vietato campeggiare quindi a la belle etoile  sulla spiaggia. I ragazzi dell'unico baretto ci dicono di far sparire le tracce dei sacchi a pelo prima delle otto. Passa la guardia.
In soli due giorni rinasco e sento una gioia di vivere mai provata. Respiro da tutti i pori. 
Chi sono diventata? Una selvatica donna a cui basta un bagno con la turca senza doccia, un paio di jeans, una maglietta e una felpa, un frutto al risveglio, un'insalata a pranzo e una pasta la sera. Fine dei bisogni corporei. Per il cuore c'è l'affetto, il calore di uno sguardo, un falò sulla spiaggia al tramonto e due chiacchiere con altri umani. 


Avatar 2009
Un film 
in 3D di tre ore. Esco da cinema stordita col magone. Avrei voluto rimanere sul pianeta Pandora, il pianeta incontaminato dove gli abitanti dalla pelle blu vivono in totale armonia come animali ma hanno mente senziente. Dopo lo stordimento iniziale una riflessione: cosa ha rimosso in me (come in molti altri) questo film, di così forte? Cosa ha evocato? Gli azzurri, longilinei alieni, i Na'vi, hanno una forte, totale, connessione con la natura e con l'entità divina con Eywa, la loro madre terra. Tutto qui. Questo è bastato per provocare una profondissima nostalgia di non vissuto ed ha per questo, decretato l'enorme successo internazionale. Il 3D ha amplificato l'esperienza e tre ore si sono volatilizzate lasciando una scia di meraviglia. L'animale connesso con la sua madre terra ha avuto un sussulto; il sistema nervoso non distingue se l'esperienza avviene nell'immaginazione o nella realtà, si attiva e reagisce. Il cuore batte forte e i neuroni a specchio fanno scendere lacrime di tristezza o di gioia. Poesia intelligente della settima arte.



Sardegna costa ovest 2024
Un campeggio vicino all'hotel. Amiche ritrovate per "caso".
Il mare qui è pericoloso, per fare il bagno ci spostiamo.
Cena profumata al campeggio. Decido di andare a vedere questo mare pericoloso...
Buio. La luce si accende al mio passaggio e poi si spegne. Non è buio come sembrava, c'è la luna piena nel cielo ancora turchese acceso che lentamente diventa blu violaceo. In fondo, sul mare il cielo è rosso scuro e mi arriva all'orecchio un rumore, un fragore lontano. Sulla distesa di sabbia il biancore profumato dei gigli li rende quasi fosforescenti. Lontanissimo brilla il fuoco di un bivacco. Il fragore mi chiama. La forza di quel mare selvaggio mi raggiunge con i suoi sbuffi salati. In un attimo la notte e il tappeto di stelle mi copre il capo come uno chador orientale.
Rotolare nella sabbia fresca e fare l'amore con l'animale sopravvissuto agli schermi, al cemento e all'asfalto. 


Sempre
La danza tellurica, dalla terra sale e scatena endorfine in un'esplosione dendritica.
Corpo senza peso si muove seguendo il tempo fatto di note.
Come nell'amore scompare la mente insieme alla maschera di ogni giorno. 
La gioia si fa materia danzante... ogni volta.


Shiva Nataraja, il danzatore cosmico

mercoledì 1 gennaio 2025


A mille ce n'è....




(Scritto nel 2022)

Oggi ho capito la causa del mio spleen*. Mi era già successo a metà febbraio ed é durato una settimana (spero meno stavolta). É una sorta di "peso" del passato. Difficile da spiegare a parole. É come se tutti i ricordi belli e brutti della mia vita di 61 anni mi pesassero sul cuore. Quelli belli creano nostalgia, quelli brutti gratitudine per lo scampato pericolo oppure per averli superati bene e imparato qualcosa. Ma sono tanti. Moltissimi quelli della mia infanzia e sono quelli i più "pesanti" perché densi di sentimenti contrastanti.

Per far passare lo spleen mi rifugio in uno dei ricordi più belli e indelebili della mia infanzia: le ore incantate che passavo ascoltando le Fiabe Sonore dei Fratelli Fabbri Editori.

Durante gli anni della scuola elementare che iniziai il 1° ottobre del 1967, frequenti tonsilliti mi tenevano spesso a casa e mamma Gemma allora pensò di consolarmi con i meravigliosi libri di fiabe illustrate che uscivano ogni settimana in edicola con allegato un disco 45 giri. 
La pubblicazione delle "Fiabe Sonore" era iniziata l'anno prima col disco di lancio de "I tre porcellini" che andò a ruba.

Quelle favole erano davvero speciali e molto più tardi, quando ebbi anche io una piccola casa editrice, capii in cosa consisteva la loro magia: i libri erano sottili quindi leggeri, le pagine di carta patinata erano grandi proprio per perdersi dentro, le immagini molto raffinate, il testo impaginato in modo originale ma facilmente leggibile. 
Il testo di ogni favola era letto da attori professionisti, uno fra tutti Silverio Pisu nipote del noto Raffaele; alla narrazione venivano aggiunti i rumori di scena proprio come i romanzi letti alla radio. Per ogni fiaba c'erano quattro o cinque canzoni musicate divinamente e cantate da un solista e da un coro. Ne uscirono molte, io ne conservo gelosamente sessanta. Sono sopravvissute a tutti i traslochi ma ora sono in cantina perché troppo grandi per la libreria nella mia "casa dei Puffi".  Recentemente, con mia grande gioia, le ho ritrovate tutte su di un canale Youtube di un ragazzo portoghese... c'è tutto: sonoro e immagini delle pagine sfogliate.

Mia mamma Gemma (1928 - 2008) lavorava nel negozio di filatelia in via Nizza 1 che era stato già di mio nonno prima della guerra, poi gestito da mia nonna per qualche anno, e infine da lei per vent'anni. Ogni giorno per andare e tornare dal negozio prendeva, quattro volte al giorno, il tram numero 9 che passava in corso De Gasperi (che a quel tempo si chiamava ancora corso Orbassano) alla fermata del benzinaio dove c'erano quattro panchine e quattro grossi alberi. Apriva il negozio alle nove e chiudeva a mezzogiorno e mezza, pranzava con noi con il cibo preparato da sua madre, la nonna Pina, lavava i piatti e il pavimento, si riposava un po' sul divano e riapriva alle quindici e trenta fino alle diciannove. In estate andavo ad aspettarla alla fermata con la nonna. Quando il tram si fermava, io riuscivo a riconoscere le scarpe di mia mamma guardando sotto, al tram i piedi delle persone che scendevano, e anche se a volte non le vedevo, non so come, sapevo sempre se la mamma era scesa oppure no...

Sono ricordi semplicissimi e molto speciali, come la gioia che provavo quando arrivava la fiaba nuova! Se non ero a letto malata non le ascoltavo mai, preferivo giocare dopo aver fatto i compiti, a volte con la mia amichetta Amalia, più spesso da sola con i miei amati animaletti di plastica, il mio gioco preferito. Quando ero a letto con la febbre e la gola che bruciava, chiedevo a mia nonna di portarmi una fiaba a sorpresa. Quando la sigla partiva con il famoso attacco A mille ce n'è, nel mio cuore di fiabe da narrar... entravo in un altra dimensione, in un mondo lontanissimo dal tempo in cui vivevo, dalla mia casa, dal mio letto e soprattutto non sentivo più il mal di gola.




* Lo spleen è uno stato d'animo caratterizzato da una profonda malinconia, insoddisfazione e noia. Il termine è stato reso popolare soprattutto dal poeta francese Charles Baudelaire, che lo descrive in diverse poesie.