venerdì 21 giugno 2019

Padre Nostro





Padre... il padre, il Cielo, lo Spirito, è colui che ci ha dato la vita insieme alla madre, la Terra, la materia

Nostro... non mio, nostro, il nostro genitore celeste 

che sei nei Cieli... i Cieli non sono il cielo ma l'insieme di cielo e terra, energia che tutto pervade, essenza di vita

Sia santificato il Tuo nome... il nome identifica un essere, e il nome del Padre è santo cioè sacro

Venga il Tuo regno... Venga il regno di Dio, il regno dentro di noi, in ogni cellula che vive di vita propria ma collegata a tutte le altre, anche lì è il Regno dei Cieli, nel microcosmo dei quark, e tra le infinite galassie. Il Tuo regno in realtà è già qui, è sempre stato qui, ci tiene in vita ogni giorno, si rinnova ogni giorno e ogni giorno si autodistrugge... eterna legge di Natura, danza di Shiva... ma "venga" il tuo, glorioso regno ogni giorno, anche nella nostra mente e nel nostro cuore, e si rinnovi nel mondo secondo la tua Luce.

Sia fatta la Tua volontà... unica volontà possibile, la Tua. La nostra infima piccola volontà potente nel microcosmo, insignificante di fronte all'immenso Creato

Come in Cielo così in Terra... sì, perchè tutto è connesso, solo noi umani fatichiamo a comprenderlo
 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano... il cibo per il corpo e quello per l'anima senza il quale nulla possiamo fare su questa Terra

E rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori...  un impegno col Cielo

E non ci abbandonare nella tentazione...  la tentazione quotidiana del pensiero che deraglia, della parola di troppo, dell'azione non corretta

Ma liberaci dal male...  noi ci proviamo a liberarci dal male, ma il Male è molto forte e potente, abbiamo bisogno del Tuo aiuto e dell'aiuto di tutti tuoi angeli e messaggeri.

Così sia 


Lettera a Edoardo







Caro papi,

siamo arrivati al 2019 e sono undici anni che anche Gemma se n'è andata.

Il mondo che sognavi e per il quale hai sperato e lavorato è una chimera sempre più lontana. Nel decennio iniziato con la tua dipartita, gli speranzosi anni '90, sembrava vicino e possibile, ora il tuo sogno sembra allontanarsi come un miraggio man mano che ci addentriamo in questo terzo millennio.

Si lotta per non cedere allo sconforto per il clima generale di estrema superficialità, intolleranza e disumanità nel quale siamo immersi.


A livello personale non posso lamentarmi ma un esodo biblico è in corso dal continente dal quale la storia dell'umanità è iniziata. Cinquecento anni di depredazione cominciano ad avere i loro effetti; in molti lo chiamano Karma, molto più semplicemente, effetto di cause. Ma per vedere questo bisogna salire un po' più in alto sul grattacielo della coscienza e non tutti, ahimè, lo sanno fare oppure hanno strumenti culturali per farlo.

Che sia questo l'inizio del mescolarsi di tutte le razze umane che qualcuno ha previsto per l'anno 3000?

La nostra Terra è ammalata ma non muore mica, sta solo cominciando a reagire alle nostre terribili offese. Per ora ha la febbre, il caldo aumenta.


Le “radici dell'odio” di cui parlavi, ancora non sono estirpate e anzi, sembrano invadere nuovi terreni. L'umanità continua ad aumentare di numero e le ricchezze del pianeta sono sempre di più nelle mani di pochi. La guerra come tu l'hai conosciuta non esiste più, ha cambiato completamente forma e nuove forme di oppressione e schiavitù opprimono i più deboli.


La tua speranza appare utopia di fronte alla mostruosità di eventi ai quali assistiamo dalle nostre case da dispositivi sempre più raffinati.

Intanto le nostre piccole esistenze scorrono come sempre tra le solite piccole e grandi difficoltà. Alcune notizie ci sovrastano e ci si sente impotenti tranne che per il pensiero, la preghiera e piccoli gesti di amore quotidiano.

Come al solito sono i giovani che potrebbero-dovrebbero agire e re-agire ma il tempo della ribellione pare sia finito per far posto al tempo del narcisismo. Alcuni ci provano, spesso vengono repressi con violenza e i risultati positivi, quando ci sono, passano inosservati come il crescere dell'erba, nel silenzio dei media.

La gente è distratta da evolutissime tecnologie che non avresti potuto immaginare e che ti avrebbero molto affascinato, ma il loro risvolto negativo è un subdolo supremo inganno, siamo tutti connessi e in comunicazione virtuale, ma mai così isolati. I cosiddetti “nativi digitali” si destreggiano abilmente con queste geniali trappole ma pochi riescono a usarle senza cadere nella dipendenza.

La differenza tra Deva* e Asura** è come sempre difficile da scorgere perché i travestimenti e le maschere sono sempre più ingannevoli quindi anche io proseguo il mio cammino fiduciosa ma guardinga perché già parecchie volte sono stata ingannata dai lupi mimetizzati da agnelli.
Fortunatamente ci sono ancora angeli di carne in giro per il pianeta.
Sono nel mondo ma non del mondo. Faticano parecchio ma non lo danno a vedere. 
Sollevano lo spirito con le loro parole, con semplicità e ironia, sono un dono del Cielo.

Tu mi avevi avvisato. Non era per me il tempo dell'arcobaleno e forse neanche per i miei nipoti (se mai li avessi avuti). La tua sognata “Età dell'Acquario”, l'età della saggezza oltre la conoscenza...
Dicevi che si sarebbe realizzata dopo tanti disastri ai quali l'umanità avrebbe dovuto porre rimedio con l'aiuto di Madre Natura. La luminosa speranza che porta quel nome è stata da tempo mercificata dal consumismo che tutto divora e assimila. Le profezie e le previsioni possono avverarsi oppure no, la risultante di forze contrastanti indurrebbe a tracciare un possibile futuro molto disastroso ma come sempre tutto dipende dall'uso che faremo del nostro/a pesante dono-opportunità-responsabilità: il Libero Arbitrio.


Ciao papi, alla prossima...



* Il termine deva ("colui" o "ciò" che emana luce), origina dal sostantivo maschile sanscrito dív (nominativo dyaus; "brillare", "emettere luce", "splendore", "giorno", "cielo"; dív nel sanscrito più tardo acquisisce il genere 'femminile') e indica il dio, la divinità.


** È nel Śatapatha Brāhmaṇa (IX, 5,1, 12 e sgg., risalente a circa l'VIII secolo a.C.) che in ambito tardo vedico si trova una prima spiegazione della detronizzazione degli Asura a vantaggio dei Deva. Secondo questo testo ambedue le classi degli Dei furono originati dallo stesso principio, Prajāpati, e dotati sia della parola vera che di quella falsa, ma se i Deva scelsero il "vero", gli Asura gli preferirono il "falso". Questo sviluppo verso l'opposizione delle due classi di divinità (asura e deva) è comprensibile alla luce di una caratteristica posseduta dai soli asura rispetto ai deva: un particolare potere generato dalla loro misteriosa natura etica (vedi il ruolo di Varuna nel Ṛgveda). Con il tramonto del periodo vedico, la natura misteriosa degli asura si trasformò in potere malefico facendo decadere gli asura al rango di demoni.


lunedì 1 aprile 2019

L'abbazia del cuore





Ieri ancora l'Abbazia di Ranverso, sempre lei, il mio luogo del cuore.
Quando sono lì nel chiostro non vorrei mai andar via...

Una breve passeggiata sul tratto di Via Francigena che porta all'Abbazia... vediamo tanta immondizia nei fossati, piccole discariche.
Tristezza infinita. Oggi scrivo lettera documentata da foto al sindaco di Buttigliera.

Mi soffermo anche sulla bellezza immaginando i pellegrini stanchi che da lì cominciavano ad intravedere il campanile e sapevano di essere arrivati.
Ai bordi tantissime violette mammole dal profumo fortissimo.
L'acqua del torrente interrato chissà quando per fare la strada, scorre rumorosa e si dice che la falda doni al luogo un magnetismo particolare.

La stanchezza si scioglie, i malessere per il mal di gola si attenua.
Silenzio.... sono in un angolo nascosto del Paradiso e mi sento in pace.

Purtroppo non si può ancora accedere al giardino per alcuni restauri in corso.
Pazienza, mi accontento. Più in là tornerò ad appoggiare la schiena all'albero secolare.

Torno ad osservare gli stupendi affreschi ben conservati all'interno della piccola chiesa.
Ascolto gli uccelli e la poca acqua che scorre dal rivolo della fontana.
Un tempo c'era il pozzo, ora chiuso.

Osservo i gradini consumatissimi che portano al piano superiore dove si accede al coro in chiesa. Ora il passaggio è chiuso. Penso a tutti quei monaci che per circa 10 secoli li hanno saliti...

Mi rimane il profumo delle violette raccolte da Gianni per me e che a casa abbiamo messo in una scodella. Appena in acqua si sono riprese e il loro intenso e raro profumo è ancora intatto stamattina.
Ineffabile dono della Madre Terra, nonostante tutto.

P.S. Sono ripassata in settembre 2019 e... sorpresa!
Tutto sistemato grazie all'associazione che ora vi organizza visite, concerti, camminate e spettacoli. Nei link qui sotto altre info aggiornate febbraio 2025:


























lunedì 23 luglio 2018


Carmina
 Libro II, ode 16, Orazio (65 a.C. - 8 a.C.)





Quiete agli dei domanda chi è colto nell'aperto Egeo, quando una nube nera copre la luna e più non brillano le stelle, guida sicura per i marinai; quiete domanda la Tracia, furia di guerra, domandano, Grosfo, i Medi dalla bella faretra: ma non si può comprarla con l'oro e con le gemme, con la porpora e l'oro. 

Non c'è tesoro d'Oriente, non c'è littore consolare, che possa cacciar via gl'infelici tumulti della mente e le angosce che aleggiano sotto gli alti soffitti dei palazzi. 

Vive bene con poco chi vede sulla povera mensa brillare la saliera che fu già del padre, senza timori e sordide ambizioni che gli tolgano il sonno leggero. 
Perché a tanti bersagli, nel breve tempo della vita, miriamo ardentemente? 
Perché cerchiamo terre diverse, sotto un altro sole? 
Chi, fuggendo in esilio dalla patria, è riuscito a sfuggire anche se stesso? 
Sale sulle navi rostrate il male dell'angoscia, e corre insieme agli squadroni dei cavalieri, più veloce dei cervi, più veloce dell'Euro che addensa le nubi. 

Lieto del presente, l'animo rifugga di pensare a quello che verrà, e temperi le cose amare con un calmo sorriso: non c'è nessuna cosa che sia in tutto infelice. 

Una morte precoce portò via il grande Achille, una lunga vecchiaia consumò Titone, e forse offrirà a me, l'ora che viene, ciò che a te ha negato. 

Cento greggi tu hai e le mandrie muggenti di Sicilia; davanti a te levano il nitrito cavalle degne della quadriga; sono di lana due volte tinta nella porpora africana le tue vesti; a me, diede un piccolo podere la Parca che non mente, diede l'ispirazione misurata di una greca Camena, e il dono di guardare con distacco la malevola folla.

mercoledì 18 luglio 2018


                                                Amicizia




Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita,
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te.

Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,
però quando serve starò vicino a te.

Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cada.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,
però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.

Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu…

Non sei né sopra né sotto né in mezzo, non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei né il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa
di essere io il primo, il secondo o il terzo della tua lista.

Basta che tu mi voglia come amico.
Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico:
ho pregato e ho ringraziato Dio per te.

Grazie per essermi amico.

Jorge Luis Borges

L’amicizia non va cercata, né sognata, né desiderata, né definita o teorizzata.
L’amicizia si esercita (è una virtù).
Essa semplicemente “esiste” come la bellezza.
È un miracolo, misterioso e insieme incastonato nella realtà.
Non bisogna desiderare l’amicizia come compenso, non va inventata, non per alleviare la solitudine; non deve basarsi su visioni deformate di te e dell’altro.
Molte volte vendiamo l’anima per l’amicizia ed è facile corrompere e corrompersi. (…)
Non bisogna pretendere di venir capiti quando ancora non ci siamo chiariti a noi stessi.
Non ingannarsi sull’altro significa anche non ingannarlo, e non pretendere da lui più di quanto può dare.”

Simone Weil,  L’ombra e la grazia

sabato 7 luglio 2018

Le trappole dell'Ego



  
  • Se pensi che sia più “spirituale” andare al lavoro in bicicletta o usare i mezzi pubblici ma poi ti ritrovi a giudicare chi usa l'automobile, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Se pensi che sia più “spirituale” smettere di guardare la tv perché fa marcire il cervello ma poi ti ritrovi a giudicare chi guarda la tv, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Se pensi che sia più “spirituale” evitare di leggere giornali scandalistici e riviste femminili ma ti ritrovi a giudicare quelli/e che lo fanno, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Se pensi che sia più “spirituale” ascoltare musica classica o i suoni rilassanti della natura ma ti ritrovi a giudicare coloro che ascoltano musica pop, sei caduto in una trappola del tuo Ego
  • Se pensi che sia più “spirituale” fare yoga, diventare vegano, acquistare cibo biologico e cristalli, praticare Reiki, meditare, indossare vestiti usati, visitare ashram e leggere libri di spiritualità, ma ti ritrovi a giudicare chi non fa queste cose, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Sii vigile al senso di superiorità e al moralismo perché sono gli indizi più evidenti delle trappole che ti tende il tuo Ego. L'Ego ama intrufolarsi dalla porta di servizio. Prende una nobile idea, ad esempio iniziare a praticare lo yoga, per poi usarla per servire i propri fini facendoti sentire superiore agli altri; comincerai a guardare dall'alto in basso chi non segue il tuo virtuoso sentiero “spirituale”.
  • Alterigia, giudizio e condanna. Queste sono le trappole dell'Ego.
 

sabato 30 giugno 2018

Quando il bambino era bambino




Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza, il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un'anima
e tutte le anime erano un tutt'uno.
Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lì?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C’é veramente il male e gente veramente cattiva?
Come può essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono? 


Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.
Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.
Si immaginava chiaramente il Paradiso, e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla, e oggi trema alla sua idea.
Quando il bambino era bambino, giocava con entusiasmo, 
e adesso è tutto immerso nella cosa come allora, soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed è ancora così.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere, ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua, ed è ancora così,
a ogni monte, sentiva nostalgia per una montagna ancora più alta, e in ogni città,
sentiva nostalgia per una città ancora più grande, ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico, com’è ancora oggi,
aveva timore davanti a ogni estraneo, e continua ad averlo,
aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia, che ancora continua a vibrare.

Da Il Cielo sopra Berlino, film, capolavoro di W. Wenders. 
Inizia con l’attore protagonista che scrive recitando l’inizio della poesia Song of Childhood scritta da Peter Handke e qui tradotta in italiano.