giovedì 29 giugno 2023

 Un sogno non sogno


Ero insieme ad altre tante belle persone, allegre e colorate, come fossimo ad una marcia per la pace ma senza alcun obiettivo da raggiungere. 

Stavamo tutti in un prato grande e bellissimo aspettando di "entrare" per una porta non ben definita, un passaggio invisibile che però tutti sapevano essere lì davanti.

Tutti attendevamo di entrare ma la gente era tanta e allora qualcuno lanciò l'idea di prendersi per mano ed entrare in fila indiana per fare più veloce, e così abbiamo fatto allegramente commentando che sembravamo essere tornati bambini, come per fare un girotondo.

Appena passati di là ci siamo trovati in un prato su un enorme promontorio, al tramonto, con il mare in lontananza, di una bellezza da togliere il fiato. Il cielo immenso era arancione e dorato e una strana, indescrivibile luce pervadeva tutto lo spazio.

Siamo rimasti tutti a bocca aperta ammutoliti da tanta bellezza e quando non rimaneva che una piccolissima porzione di sole prima che sparisse nel mare, dietro l'orizzonte, ecco che tre raggi di luce sono partiti dal sole verso il gruppo giungendo però solo a me e ad altre due persone. 

Probabilmente altri raggi sono poi arrivati algli altri, ma io ero ormai in uno stato di estasi indescrivibile e per un po' non ho avuto coscienza di ciò che mi accadeva intorno.

So solo che ad un certo punto mi sono resa conto di essere stata sollevata e così ho cominciato a capire che potevo spostarmi come e dove volevo solo col pensiero e quindi cominciai a "volare".

La sensazione di gioia era immensa e continuavo a ripetermi più e più volte:
"COME HO FATTO A DIMENTICARE TUTTO QUESTO?"

Avevo la sensazione di essere tornata "a casa", assolutamente al sicuro nell'immensità del cosmo. Ero così felice che ho cominciato a fare capriole in aria assaporando la sensazione di libertà incredibile. Ho danzato così ancora per un po' e poi ho deciso di raggiungere il sole oltre l'orizzonte.

Mentre volavo a gran velocità osservando il mare scorrere sotto di me, ricordo di aver pensato "Nessuna gioia è più grande di questa, nessuna..." 

La strana luce arancione e dorata era paradisiaca e io la "respiravo", e più entrava in me, più sentivo benessere, gioia e amore per tutte le cose, ora sapevo con tutta me stessa di essere una cosa sola con il Tutto e il tutto era Amore e l'Amore era Dio.

Quando mi svegliai da quell'esperienza, più vivida di qualsiasi sogno, aprii gli occhi, ero in penombra e vidi lo scaffale di libri di fianco al letto. Ci volle tempo, non saprei dire quanto, per interpretare quello che stavo guardando. Era come se non riconoscessi più il mio mondo, la piccola mansarda dove abitavo, gli oggetti. Sentii un rumore provenire dal bagno subito dietro la parete dietro al letto e allora mi ricordai che la mia amica Cinzia era ospite da me per un lavoro a Torino. Pronunciai il suo nome e lei rispose "sono qui, ciao!" e allora rientrai completamente in me.

Nevicava forte, grandi fiocchi scendevano lenti dal cielo. Tutto il giorno rimasi in uno stato di grazia. Tutto mi pareva magico e meraviglioso e sentivo il riverbero di quella gioia provata durante quel "sogno non sogno". Mi sentivo fortunata per aver avuto quell'assaggio di Paradiso e ancora oggi, dopo vent'anni, il ricordo è limpidissimo.

Torino, gennaio 2003

 

domenica 21 maggio 2023

                             I biscotti della gioia di Ildegarda von Bingen




I biscotti della gioia sono dei biscottini speziati che venivano consigliati da Santa Ildegarda per il buonumore e venivano indicati come rimedio (curativo e preventivo) per fortificare i cinque sensi e rallentare l'invecchiamento. Sono adattissimi a Natale ma vanno bene sempre. Essendo speziati Ildegarda dice che sollevano il cuore e stimolano il fegato ma non bisogna mangiarne troppi, uno o due a fine pasto saranno un delizioso dessert digestivo.

Ingredienti per 36-40 biscotti

300 grammi di farina di farro
70 grammi di mandorle tritate
7 grammi di cannella
7 grammi di noce moscata
5 grammi di chiodi di garofano

100 grammi di burro o ghi (burro chiarificato)
2 uova bio
100 grammi di zucchero Mascobado (meglio macinarlo)
50 grammi di miele

Un po' di musica di sottofondo, amore, gioia...
Hildegard von Bingen - Hortus Deliciarum

Preparazione

1. Mescolare la farina di farro con le spezie e le mandorle tritate non troppo finemente.
2. Far scaldare il burro (o il ghi) a bagnomaria finché viene morbido poi unirlo allo zucchero, al miele, alle uova e mescolare vigorosamente per ottenere un'emulsione.
3. Unire l'emulsione agli ingredienti asciutti e impastare bene con le mani. Se l'impasto viene troppo appiccicoso aggiungere un po' di farina.
4. Formare uno o due salami, avvolgerli nella pellicola per alimenti e far riposare per circa mezz'ora.
5. Tagliare con un coltello affilato delle fette non troppo sottili oppure usare le formine per biscotti. Informare a 180 gradi per 15 minuti.

Tutto il pensiero di Ildegarda di Bingen è volto alla Gioia, alla celebrazione della Viriditas (energia vitale). Gli ingredienti dei suoi "Biscotti della Gioia" aprono il cuore e la mente e ci riconducono verso la gioia di vivere. Ecco il video della ricetta!
https://www.youtube.com/watch?v=SzZD7Kje1TQ







Lo scoraggiamento

Piccoli consigli per superarlo olisticamente



I motivi di scoraggiamento sono innumerevoli come le diverse sensibilità e le reazioni alle situazioni negative, dalle più lievi a quelle più serie. 

Una cosa è certa: non è bene rimanere troppo a lungo nello stato di afflizione che ne deriva e questo per vari motivi. Ho una discreta esperienza a proposito e posso parlare con cognizione di causa.

Lo ‘scoraggiamento’, è una ‘perdita di coraggio’, il coraggio di proseguire, di andare avanti, è un momento di sfiducia in noi stessi. Cerchiamo insieme di superare questa naturale reazione emotiva per evitare che si trasformi in qualcosa di più serio. Sicuramente i tempi e i modi dipendono dal carattere e dalla personalità di ognuno ma se nessuno di questi piccoli suggerimenti funziona, significa che il nostro non è un semplice scoraggiamento momentaneo ma uno stato depressivo più o meno serio e in questo caso è meglio farci aiutare da un professionista, un medico dell’anima. Sarà l’inizio di un nuovo cammino verso noi stessi, per il nostro bene e di coloro che ci sono vicini.

Per i casi più lievi e temporanei però possiamo farcela da soli.
Andiamo per ordine, dalla materia più solida a quella più ‘sottile’.

Il corpo

Lo scoraggiamento porta malumore, questo deprime il sistema immunitario (ormai è ampiamente dimostrato e la letteratura sull’argomento è vasta) e prepara il terreno ad ulteriori guai. L’energia densa di cui è composto il nostro corpo fisico è facilmente influenzabile dalle azioni ‘fisiche’ ma se si insiste a lungo, pian piano viene influenzato anche dalle idee fisse, dalle paure, dall’ansia e dai pensieri ossessivi.

Cerchiamo di ricercare e riscoprire il piacere. Il cibo è un piacere ed ha a che fare con il più materiale dei sensi, il gusto, che ci porta ad ingerire il cibo, il nostro ‘carburante’. Questo non significa ingozzarsi di dolci o altro ma una buona cioccolata calda in una triste giornata d’ inverno, o una pasta col peperoncino magari accompagnata da un bicchiere di vino in una solitaria sera d’estate, possono dare sollievo oltre che stimolare l’organismo e farci sentire meglio. Se non potete godere di compagnia mentre preparate il cibo preferito, fatelo per voi stessi magari ascoltando la radio. A volte è molto dura, ma è questione di allenamento alla auto-coccola. Non cedete alla tentazione di saltare il pasto, andare fuori a mangiare da soli e/o accontentavi della minestrina.

Se il cibo vi serve a poco, provate col moto. Una passeggiata ‘consapevole’ può fare per voi. Si tratta di apprezzare il fatto di ‘poter camminare’. Non è una cosa affatto scontata. Respirate, guardate il cielo. Se è sereno respirate l’azzurro, annusate l’aria. Se è nuvoloso o piove osservate l’acqua e la gente che si ripara in modi diversi, pensate alla terra che beve… anche se siete in città. Fuori città la campagna esiste ancora.

Cercate di sorridere. Poco, poco, è già sufficiente. Cercate di ‘ascoltare’ il vostro viso, sentite se è teso, cercate di spianare la fronte. Entrate dal giornalaio o in un altro negozio in cui sapete esserci una persona gentile. Sorridete un po’ di più, ringraziate sorridendo.

Se il negoziante è corrucciato provate a fare una battuta spiritosa sul tempo pazzo o su qualsiasi altra cosa… Quasi sicuramente risponderà al vostro sorriso. Sembra scontato, ma non è così.
Anche queste piccole dosi di energia ci aiutano. Perché privarcene?

Per chi può e se la sente si può provare a danzare. E’ un vero toccasana ed è un peccato che ci siano così tante resistenze nel nostro mondo occidentale verso questa espressione spontanea di gioia. Danzare, ballare, sono vere e proprie terapie per l’umore. Provare per credere. Certo ci vuole una certa dose di disinibizione ma nessuno ci proibisce di provare a casa dove non ci vede nessuno. Non è necessario assordare i vicini o saltare come grilli. Basta far ‘entrare’ la musica nel corpo e muoverci a ritmo.

La musiche e i tipi di danza migliori per alzare il tono dell’umore sono quelli molto ritmati, che il corpo assorbe quasi per osmosi. Non è necessaria alcuna preparazione. La musica sudamericana in genere è ottima allo scopo, per esempio il Reggae (consiglio il classico Bob Marley) oppure la Salsa latino-americana, la musica africana o un po’ di pop di qualità ma anche la musica mediorientale e il flamenco vanno benissimo, dipende dai vostri gusti. Accendete lo stereo e lasciatevi andare. Cercate di non ascoltare solo con gli orecchi, ma con tutto il corpo. Sono musiche calde, allegre, solari, esprimono gioia di vivere e vitalità.

Emanano vibrazioni sensuali che stimolano i chakra bassi. Il legame con l’energia della terra e del sole è forte perché questi generi musicali provengono da paesi caldi dove le persone tendono a vivere il momento e cercare di divertirsi anche se la vita non è generosa con loro. Partite molto lentamente cercando di ascoltare i muscoli e abituarli gradualmente e, man mano che vi scaldate, muovetevi più velocemente, presto comincerete a sorridere. L’eros viene stimolato e l’energia creativa in noi si risveglia.

Se neanche questo fa per voi, provate ad impegnarvi in qualcosa di pratico, per esempio le pulizie di casa o il cambio di stagione negli armadi. Non scherzo. ‘L’unica magia è il fare’, perché si rimette in moto l’energia e più energia c’è, più ne arriva. Invece di rimuginare, iniziate a ‘fare’ concentrandovi sull’obiettivo. Alla fine starete meglio e avrete fatto una cosa utile scaricando tensione.

Meglio ancora sarebbe fare un lavoro o una commissione per una persona cara che non può farlo, un anziano, un amico malato, ecc...
Quando sarete stanchi andate a dormire; al mattino starete sicuramente meglio.

Le emozioni

Se il tono dell’umore rimane basso le persone cominceranno ad evitarci e si entra in un circolo vizioso. Non è cattiveria, è una forma di difesa inconscia e se ci pensiamo bene, anche noi la adottiamo, quasi sempre in modo inconsapevole.

C’è chi si chiude a riccio, chi indossa una maschera austera, chi si lamenta in continuazione. Tutti questi atteggiamenti tendono ad isolarci e quindi a peggiorare le cose perché ci auto-escludiamo da una preziosa fonte di ricarica energetica: il prossimo.

A volte è necessario isolarci per ricentrarci dopo un periodo intenso e/o difficile che ci ha messo alla prova, ma indulgere nell'isolamento non è sano.

Innanzitutto le emozioni vanno liberate e vissute. Se trattenute cambiano forma e si trasformano in pensieri ossessivi. Piangete. Piangere è una reazione naturale che serve a scaricare energia emotiva in eccesso. Però soffermarvi troppo sul dolore emotivo è come trattenere il diavolo per la coda. Si peggiora la situazione. Dopo un gran pianto ci si sente svuotati. E’ proprio così. Si rimane un po’ vuoti ed è bene, a questo punto, attingere a fonti di energia fresca e pulita.
Ad alcuni è più congeniale la solitudine ma in casi di grande scoraggiamento non è consigliabile.

Si può andare al cinema e vedere un film che elevi lo spirito (magari non proprio un film d’autore che necessita mente lucida, serena e concentrata per essere apprezzato, ma un bel filmone americano magari un po' retorico ma sicuramente d'effetto, che ci distragga dalla quotidianità) oppure, se preferite un film comico. Il riso fa sempre buon sangue.

Si può cercare la compagnia di persone che stanno meglio di noi resistendo però alla tentazione di fare l’elenco delle nostre disgrazie quindi comportandoci da ‘vampiri’, se no siamo da capo, oppure magari farlo, ma in chiave auto-ironica, ma questo è per i più bravi…

Certo anche qui la musica può aiutare. Mozart è uno dei migliori per tirar su il morale. Anche nelle opere più serie non tocca mai il dramma. La sua musica ha la caratteristica di conciliare le emozioni contrastanti, di accogliere il bene e il male in un armonioso insieme quietando gli animi e portando serenità. E' stato dimostrato che le mucche fanno più latte se ascoltano Mozart. Noi non siamo da meno.

La mente

In genere, dopo aver ricevuto una brutta notizia, una delusione o per un semplice momento di scoraggiamento si instaura un atteggiamento pessimistico. In quei momenti vediamo chiaramente il lato ombra della nostra vita, i nostri errori, le contraddizioni e i misteri senza risposta della vita in generale. Non vediamo spiragli perché la nostra mente è concentrata sul lato ombra della vita.

Il persistere eccessivo in questo atteggiamento mentale ci conduce lentamente ad un graduale abbruttimento. Una volta cristallizzatosi, questo condizionamento tende a diventare parte integrante della personalità e a volte è possibile scorgere traccia di questo modo di pensare sul volto delle persone. Gli angoli della bocca tendono irrimediabilmente verso il basso e l’espressione risulta triste e tesa anche col sorriso. Le persone sensibili non riescono a essere felici ‘mangiando’ brutte notizie insieme alla cena. Non riescono a non analizzare lucidamente la loro situazione non positiva. Le persone emotivamente più intelligenti spesso hanno una sensibilità raffinata, quindi soffrono di più. Ovviamente parlo di tutti i tipi di intelligenza. Essendo più consapevoli ed empatici non possono non sentire la sofferenza altrui e non sottovalutano la propria. In genere però, per difesa, sviluppano un atteggiamento disilluso, a volte addirittura cinico. Spesso ridono sarcasticamente ostentando una forza interiore che non hanno.

La lettura ci viene in aiuto con il piacere intellettuale. Non tutti sanno che cosa sia perché purtroppo la loro mente non è stata 'allenata' a questo genere di godimento intimo.
Leggere autobiografie o biografie di persone che hanno fatto grandi cose, imprese eroiche o hanno apportato avanzamenti straordinari per l'umanità, ci può aiutare a ritrovare fiducia nell'umano anche se sono esempi rari e fulgidi, sono sempre persone che non hanno ceduto allo scoraggiamento, che non si sono arresi, che hanno ricominciato dopo ogni incidente di percorso.
Il loro esempio ci dovrebbe stimolare e invece di sentirci piccoli piccoli di fronte a loro, dovremmo prendere esempio umilmente e cercare di emularli.

Lo spirito

La faccenda è più complicata ed è difficile addentrarsi su un terreno così scivoloso. Di sicuro il malumore non ci permette di comunicare con la nostra anima. Non ci aiuta a perseguire i nostri desideri più profondi e i nostri ideali. Essi ci suggeriscono lo scopo che la nostra anima ha in questa vita. Spesso abbiamo bisogno di uno scossone per riprendere in mano le redini della nostra vita. I piccoli e grandi dolori, se non sono consapevolmente (e stupidamente) auto-prodotti, sono quasi sempre stimolo per riflettere e scoprire un lato di noi ancora sconosciuto, per integrare parti di noi trascurate e nascoste da cose più effimere.

Qui il consiglio che si può dare, è di pregare. Non serve gran che ripetere a memoria, a meno che non si soppesi anche col sentimento ogni parola, ma semplicemente discorrere con un essere spirituale a noi caro (un angelo, un maestro, un santo, il dio della nostra fede) come se fosse un amico intimo. Lui conosce il nostro cuore quindi è inutile fingere, tutto è chiaro e limpido in quello spazio.

Anche qui la musica ci viene in aiuto. Posso suggerire i meravigliosi canti di Hildegarda von Bingen, la mistica tedesca medievale; sono delle preghiere in musica che portano letteralmente in un altro mondo oppure la musica sacra classica in generale o la musica classica indiana.

A volte la sofferenza dell’anima è una sensazione profonda e difficilmente definibile, una spiacevole sensazione di anelito verso qualcosa di indefinito, come una nostalgia di ‘Casa’ e nessuno sembra capire se proviamo a descriverla. A volte invece, è dovuta a gravi situazioni che si protraggono troppo a lungo e noi ci sentiamo afflitti, come svuotati senza vedere la luce in fondo al tunnel. In questi casi è indispensabile cercare la compagnia di persone molto più sagge di noi, persone che hanno sofferto più di noi e con molta più esperienza. Sicuramente sapranno cosa dire per stimolare in noi la speranza e attivare la nostra forza interiore per farci riprendere la lotta quotidiana. Se non ne conosciamo, preghiamo il Cielo che almeno una incroci il nostro cammino e cerchiamo di renderci meritevoli del dono.

Se non conosciamo persone simili, a volte può essere di grande aiuto la lettura di un testo sacro, il Vangelo, la Bhagavad Gita, un testo buddhista e altri delle diverse tradizioni, la scelta è ampia e internet in questo ci può aiutare molto anche con registrazioni audio e video di bellissime meditazioni guidate, preghiere, audiolibri, ecc... (è vero che in internet si trovano anche cose pessime di basso livello ma con un po' di discernimento e affinamento delle proprie "antenne" si possono trovare moltissime cose ottime), essi hanno il potere di farci relativizzare i nostri problemi inserendoli in un contesto più universale, facendoci sentire come un tassello nel ‘Piano’ divino.

Le discipline come lo Yoga, il Tai Chi e le arti marziali in genere, possono aiutarci moltissimo nel ritrovare la serenità interiore armonizzando corpo, emozioni, mente e spirito, che fondamentalmente è ciò che ci serve per vivere in buona salute e in pace con noi stessi e con gli altri.

Appendice del 11.01.2024 
Il post che avete appena letto è stato 
scritto parecchi anni fa ma pubblicato solo nel maggio 2023. E' necessaria un'appendice aggiornata a questo anno appena iniziato:

Le notizie che arrivano dai tanti teatri di guerra del pianeta concorrono oggi a creare ancora più sconforto e pessimismo riguardo al proprio futuro e a quello dell'umanità. Non si possono chiudere occhi e orecchie alle tragedie umane anche se avvengono molto lontano da noi; bisogna essere consapevoli di ciò che accade nel mondo; far finta di niente o peggio rimanere indifferenti al dolore altrui per assuefazione o aridità di sentimento non è in alcun caso auspicabile. Allo stesso tempo però non possiamo farci travolgere dallo sconforto. I notiziari con i loro tam tam costanti non ci propongono quasi mai la controparte di notizie positive. Ascoltare notiziari (specialmente quelli in tv) il meno possibile è una utilissima strategia di sopravvivenza emotiva. Alcuni preferiscono eliminare totalmente il televisore ma in questo modo si privano di alcuni programmi veramente illuminanti e stimolanti che trattano di arte, cultura varia, musica, cambiamenti sociali, progetti rivoluzionari in ogni campo, basta cercare.
Teniamo sempre presente che le notizie che ci arrivano sono la punta di un iceberg. Sotto ci sono cose che i media non possono e non vogliono rivelare, ci sono tante mistificazioni e menzogne, tanti interessi che non possiamo immaginare. Allo stesso tempo sempre più persone nel mondo stanno diventando più consapevoli e stanno cominciando a rivoluzionare la propria vita badando alle cose e ai valori essenziali e positivi della vita. Si nota un incremento esponenziale di canali e siti di divulgazione spirituale di ogni genere, sia per le religioni ufficiali che altri punti di vista spirituali non isituzionalizzati. E' veramente incredibile il numero di testimonianze di esperienze di pre-morte conosciute come NDE, near-death-experience (ormai sono milioni, studiate da anni da medici e anestesiologi ma non ancora non alla luce del sole per timore dell'ostracismo dei colleghi)*. Comincia ad incrinarsi il muro di granito della visione materialistica della scienza ufficiale su questi argomenti anche perché avvalorati da alcuni eminenti fisici quantistici**.
Un tempo il concetto di "psicosomatica" era ridicolizzato, ora è accettato e dato per scontato.
Non cediamo allo sconforto, esso è la porta del Male.
La Luce del mondo spirituale, come quella del sole, spende oltre la coltre di spesse nubi che ci fanno dubitare della Sua esistenza.

* sito di riferimento internazionale sul fenomeno NDE tradotto in molte lingue
   https://www.nderf.org/Italian/

** Federico Faggin  https://www.mondadori.it/libri/irriducibile-federico-faggin/
     https://www.youtube.com/watch?v=ned4na13yxA&t=5s

sabato 31 dicembre 2022


 Non siete soli, gli Angeli vi accompagnano
    
                                                


Come trovare lo scopo e il significato nella nostra vita? Emmanuel ci ricorda che non siamo soli, siamo accompagnati da esseri di infinita compassione e saggezza... 
In noi c'è un conflitto costante tra intelletto e fede. Qui la difficoltà di incorporare la saggezza eterna nella limitata esperienza umana. In situazioni difficili ci ricorda di chiederci "cosa farebbe un angelo adesso?”. Ci viene ricordato di trovare la nostra saggezza interiore e di confidare nelle nostre capacità. Non è sempre facile, ma così necessario!

Emmanuel parla tramite Pat Rodegast
Trascrizione e traduzione dall'inglese: 


Pat - Sta dicendo:
Emmanuel - Tutti voi siete stati teneramente e dolcemente consapevoli che per tutta la vita siete stati accompagnati da esseri di infinita compassione e infinita saggezza. Eravate consapevoli di avete uno scopo particolare ma tutti avete avuto un conflitto costante con l'intelletto. 
Voglio dirlo di nuovo: avete uno scopo eccezionale. E se vi sembra che vi stia lusingando, è solo per risvegliarvi dallo stupore, dal coma dell'oblio entro il quale vi è stato ordinato di vivere per salvare, come vi sembrava durante infanzia, la vostra stessa vita.

Esploriamo questa avventura dell'essere umano.
In questo momento credete di essere semplicemente ciò che siete. 
Voi intellettualizzate la possibilità, e per alcuni di voi la promessa divina, di esseri eterni. 
Ma la domanda che torna spesso alla mente é: come viverla? Come vive il sé eterno all'interno della forma ristretta e impegnativa dell'esperienza umana. Non è questa la domanda con la quale avete sempre convissuto, forse non consapevolmente, dal momento della vostra nascita? 
Quando “l'angelo” ha preso residenza all'interno della forma fisica, non è stato quello l'inizio dell'alternarsi di felicità, delusione, guarigione, malattia, gioia, dolore?
Questa è la domanda fondamentale dell'umanità in questa fase per il vostro mondo e la vostra vita: come convivono l'angelo e l'essere umano? Cosa fa l'angelo? Dove ha nascosto le ali? Che ne ha fatto dell'aureola, metaforicamente parlando. Come vive la saggezza assoluta dell'eternità all'interno dell'esperienza limitata della vostra umanità e come può essa esprimersi con il limitatissimo vocabolario umano? Non è proprio questo il vostro scopo?

Sapete bene carissimi, tutti voi avete le vostre paure, avete partecipato a battaglie interiori ed esteriori per trovare in voi un equilibrio tra il Cielo e la Terra. Tutti voi avete perso qualcuno che amavate profondamente. La mente è corsa subito in aiuto per mettere bende sul dolore e vi ha detto “va tutto bene, leggi questa pagina, leggi questo libro...”, e la parte umana diceva “no, non va bene, non va affatto bene e non andrà mai bene!”.
Cosa si può fare allora? Mentre vivete le delusioni, le glorie, le vittorie nella vostra vita, dove si trova la l'angelo? Cosa succede all'essere umano? “Esiste un modo?” 
Avete chiesto e vi abbiamo sentito. 

Vi prego di ascoltarmi: ho sentito tutti voi perché siete tutti esseri umani dalle intenzioni auree ed di enormi capacità. Ma voi dite: "come concilio i due aspetti? Come vivo la mia fede se non so incorporarla nel quotidiano, nei dilemmi, nel tumulto, o semplicemente nella noia atroce della mia vita?"
Dov'è Dio, chi sono io, cosa dovrei fare qui? Qual è il mio scopo? Quale miracolo dovrei fare? Cosa dice l'angelo in questo particolare momento  (lo avete detto molte volte nella vostra vita), cosa ci fa qui? Cosa dice questo essere dal potere illimitato?
E cosa faccio io, essere umano spaventato, fragile, e apparentemente limitato, che faccio? 

Ma non è proprio questo lo spartito della melodia della tua vita? 
E allora voi dite: “Va bene Emmanuel, questa è la domanda, ma siamo qui per la risposta!” 
E io con grande orgoglio e piacere vi dico: se non ci fosse la risposta non potreste fare la domanda, verrebbe dal.... Nulla!  Avete sentito quello che ho detto?

Nel momento in cui iniziate a chiedere, sappiate che avete già trovato il tesoro. 
Se dite: “Cosa ci fa un angelo qua?” siete arrivati al punto di ricordare che siete angeli! Capite cosa sto dicendo? 
Quando vedete qualcuno che soffre fisicamente o emotivamente, e pensate: “Se solo potessi mettere la mia mano su di lui/lei e dargli/le pace...” carissimi, avete già trovato il dono che può far sì che la vostra mano porti loro la pace. 
Capite cosa sto dicendo? 
Beh, non proprio, dite voi. 
Va bene, allora andiamo un po' oltre.

Pat - Adesso Emmanuel mi sta dicendo: "Scandisci bene e con attenzione" - "Sì, sto ascoltando!"

Emmanuel - L'unico requisito essenziale è il vostro profondo, nobile, intento aureo di servire la Verità. Vi prego, ascoltate bene. Oltre a ciò, quello che è richiesto è la rimozione delle interferenze che vi ha creato l'abitudine alla paura.

“Possibile che sia così semplice?”, dite voi. 
Ebbene sì!
Quando il mondo vi dice: “chi ti credi di essere?” carissimi, vi prego... che la risposta sia: “Non solo penso, ma so di essere un essere di Luce, un angelo di misericordia, un creatore di miracoli, sono la guarigione del vostro mondo.
Per favore, dite così perché è vero.

Nel momento in cui l'Amore apre il cuore, siete già a Casa.
Ripeto.
Nel momento in cui l'Amore apre il cuore, siete già a Casa.

domenica 4 dicembre 2022

 ATTENZIONE!

A tutti i genitori che sono costretti a dire la verità su Babbo Natale


Figlio: Papà ormai sono grande abbastanza, esiste davvero Babbo Natale?
Papà: Va bene, credo che tu sia diventato grande. Ma prima che ti dica tutto, devo farti una domanda. Ti devo dire che conoscere la verità è un dono pericoloso. Un volta che sei a conoscenza di qualcosa non puoi più tornare indietro. Una volta che saprai la verità su Babbo Natale non lo penserai più come prima. Quindi la mia domanda è: sei sicuro di volerlo sapere?
Pausa.
Figlio: Sì lo voglio sapere.
Papà: Ok te lo dico: sì Babbo Natale esiste.
Figlio: Veramente???
Papà: Sì veramente, ma non è un signore con la barba lunga vestito di rosso.
Questo è quello che si racconta ai bambini. Sai i bambini sono troppo piccoli per conoscere la vera essenza di Babbo Natale, così glielo spieghiamo nel solo modo in cui possono capirlo. La verità su Babbo Natale è che non è per niente una persona, è un'idea.
Pensa a tutti i regali che Babbo Natale ti ha portato in questi anni, molti li ho comprati io, ti ho guardato mentre li aprivi... e mi è mai importato che tu mi ringraziassi? Di sicuro no! Ero felicissimo. Infatti Babbo Natale è l'idea di DARE PER IL GUSTO DI DARE senza aspettarsi nulla in riconoscimenti o ringraziamenti. Quando la settimana scorsa vidi una donna stare male in metropolitana, ho chiamato l'ambulanza e penso che lei non saprà mai che sono stat io. Ecco io per lei sono stat Babbo Natale in quel momento.
Figlio: oh...
Papà: ecco ora che lo sai, fai parte della verità. Ora anche tu devi essere Babbo Natale. Vuol dire che non dovrai mai dire ai bambini la verità ma devi aiutarci a scegliere i regali per loro ma soprattutto devi cercare le occasioni per aiutare le persone. Tutto chiaro?

AIUTIAMOCI A NATALE... e tutti gli altri giorni, siamo gentili...
(Cit. Autore sconosciuto)

giovedì 17 novembre 2022

 Cosa fanno quelli che sono già nel percorso del risveglio? 





1. Non riescono più a guardare la televisione (o guardano contenuti molto selezionati)

2. Per loro competere non ha più senso. Invece di competere, preferiscono condividere, collaborare, aumentando le loro vibrazioni divertendosi insieme.

3. Sanno che la quinta dimensione non è un luogo ma una frequenza. È uno stato vibratorio.

4. Non hanno più paura dell'ignoto.
Sanno che il mondo extra-fisico fa parte della natura e la "paranormalità" dovrebbe essere vista come qualcosa di naturale e non come qualcosa di inquietante.

5. Sanno che il "diavolo" non esiste. 
Ciò che esiste è una grande egregora alimentata da orgoglio, egoismo, avidità, paure e illusioni di separazione, che in fondo sono pienamente capaci di trasmutare.

6. A loro piace stare spesso da soli, in compagnia di animali, della Natura o libri, stanno con altre persone solo se si sentono bene, che li facciano vibrare in alto.

7. Sono consapevoli di avere uno scopo nella vita e agiscono per trovarlo.

8. Hanno capito che vincere nella vita non significa diventare ricchi per poi morire, tanto meno sconfiggere gli altri per dimostrare che sono migliori e più combattivi.
Sanno che vincere nella vita significa superare i propri limiti e le proprie paure.
Vincere è raggiungere la fine della vita con il cuore pulsante di gratitudine sapendo che tutto è stato compiuto e perfetto e che nulla è scontato.

9. Si sono resi conto che in fondo non c'è motivo di provare nostalgia per una "perdita", poiché sono consapevoli che siamo tutti esseri eterni e che la morte non esiste davvero. È un passaggio da una dimensione all’altra.

10. Sono qui per servire, dare e condividere, prima a se stessi e poi a ogni essere vivente che incrocia il loro cammino, lasciando andare l'illusione del controllo e fluendo pienamente con la vita stessa.

11. Sono qui per “amare”.
Amare profondamente ogni essere vivente, ogni più piccolo aspetto della creazione e di tutto ciò che è. 

12. Sono consapevoli di dover sanare le proprie ferite attraverso i processi del perdono verso se stessi e gli altri. Non si sentono vittime ma bensì responsabili per ciò che accade nella loro esistenza che spinge la loro evoluzione personale e spirituale.

13. Le relazioni comuni non hanno più alcun senso. Ricercano una profonda condivisione avendo la comprensione che l’altro è solo una espressione di se stesso. 

14. Rispettano la libertà altrui come la propria. Si accentua una perdita di controllo e giudizio.

15. Percepiscono la presenza divina ovunque e tutto diventa unità divina.
Felice risveglio.

Che sia Luce nella tua vita!





venerdì 2 settembre 2022

Le merende di nonna Pina




Volete pane burro e marmellata o pane e stracchino?
Gli ultimi impegni della nonna: portare me ai giardinetti, cucinare e preparare merende.
Ricordo che nei lunghi pomeriggi invernali, dopo i compiti, giocavo con la mia amichetta Amalia. Con la mamma veniva a trovare la nonna che abitava al piano sotto al mio, nel palazzo anni '50, quando la Crocetta non era ancora il quartiere totalmente gentrificato che è adesso. Amalia, la prima amica. Era così eccitante giocare con lei che la perdonavo anche se quasi ogni volta mi ritrovavo con qualche giocattolo rotto. Aveva un modo di giocare un po' turbolento e dirigeva lei il gioco ma democraticamente mi lasciava poi fare delle modifiche in corso d'opera.

La parte elegante del quartiere Crocetta, oltre il mercato, era silenziosa e senza negozi, quella popolare, invece, aveva cortili dove i bambini giocavano liberi e senza paura. Il nostro era un grande cortile dove c'era un enorme garage custodito. Nei lunghi pomeriggi estivi, soprattutto in giugno e luglio, quando la scuola era finita, giocavamo tutto il pomeriggio, salivamo per la cena verso le sette e trenta e alle nove riscendevamo a giocare. A volte il caldo era tanto ma a quell'età non lo si avverte. Si giocava spesso a pallone o a nascondino. Quel cortile era pieno di cantine, sottoscale, balconi bassi al pian terreno, tutti nascondigli perfetti. Tra i bambini c'era Riccardo, il biondino di cui ero da sempre follemente e segretamente innamorata; ancora adesso è mio grande amico. Qualche volta Riccardo si fermava a parlare con la nonna e questo mi procurava una gioia immensa, come se tramite lei, si avvicinasse un poco a me.

A volte nonna Pina scendeva e si sedeva per un po' a guardarci giocare. Capitava che si fermasse a chiacchierare con lei un anziano signore che lavorava ancora presso il garage nonostante l'età avanzata. Non ho mai saputo il suo nome, aveva una camminata lenta e ondeggiante, forse per l'artrosi, e una grossa pancia come mia nonna. Era dolce come un nonno, come uno gnomo buono. Non ci sgridava mai e quando qualche vetro del garage andava in frantumi per una pallonata, sdrammatizzava e ci redarguiva bonariamente senza convinzione, a differenza del padrone che invece gridava come un matto.

Mi piaceva vedere nonna Pina conversare con quel signore. Scherzavano e parlavano dei loro malanni ma senza pesantezza. Poi lei risaliva nel nostro appartamento al quinto piano. Ogni tanto si affacciava per vedere cosa combinavo e se notava qualche prodezza di troppo specialmente con la bici, con voce tonante urlava "scendi di lì, non fare così! A questi avvertimenti, ovviamente, ho sempre dato pochissimo peso... 

Amalia non ha mai giocato con noi in cortile, non le era permesso, non ho mai capito perché, ma i nostri pomeriggi invernali erano lunghissimi e le merende di mia nonna sempre puntuali e apprezzatissime. 
Verso le sette il campanello suonava e si presentava suo papà, che mi pareva altissimo, quasi sempre in divisa perché era un capitano dell'esercito. Quella divisa mi incuteva timore perché non ero abituata a vederne e contrastava con il suo atteggiamento di composta tenerezza verso la figlia. 

Nonna Pina mi voleva molto bene e io verso di lei avevo un sentimento contrastante. Le volevo tanto bene anche io, la capivo, la apprezzavo molto, ma la sua atavica diffidenza e antipatia nei confronti dei meridionali, e quindi verso mio padre, era per me motivo di grande dolore. Col tempo quei suoi sentimenti assurdi pian piano si stemperarono e la sua malattia cardiaca lentamente si aggravò. Non riusciva piú a fare da mangiare come prima e non usciva quasi piú. 

Quando ero ormai ragazza e mi alzavo presto per andare a piedi all'istituto magistrale dove studiavo, lei mi dava la sveglia. Se vedeva che non mi alzavo tornava alla carica dicendo  "su, su, alzati". 
Ricordo che più di una volta le lanciai una pantofola come atto di ribellione... Non si arrabbiò mai e, anzi, quello finì per diventare il rituale del mattino. Io lanciavo la pantofola e lei giocava a schivarla e così, a forza di ridere, mi svegliavo del tutto. 

Gli ultimi anni la nonna Pina li ha passati dormendo davanti alla TV. Si metteva sulla sedia perché la poltrona era troppo bassa e conciliava il sonno, ma si addormentava lo stesso, anche di pomeriggio. L'unica sigaretta della giornata arrivava sempre solo a metá e dovevo stare attentissima a togliergliela dalla mano in tempo. Sul muro si creò un'ombra dove lei si appoggiava...

É morta al mare la mia nonna, proprio dove aveva desiderato, mentre eravamo in vacanza, dopo solo due giorni. Si addormentava anche a pranzo finché non si é svegliata piú. Le ultime sue parole sono state in torinese: "Dame na cica per piasí". Certo nonna, eccola. Non si nega una sigaretta ai condannati a morte... Neanche una nota riuscí a tirare. L'ambulanza arrivò da Savona dopo un tempo infinito e senza ossigeno, e Pina volò via finalmente libera dal peso del suo corpo ingombrante. L'ombra rimasta sul muro evocava la sua presenza. Sembrava dire, sono ancora qui. E molto probabilmente cosí era.

Una vita complicata quella di nonna Pina. L'infanzia poverissima, la morte del padre per cirrosi, poi quella della madre per la Spagnola, tre fratellini da crescere. La giovinezza a casa della zia, senza alcun controllo, il lavoro nella fabbrica di scatole e la sera a ballare scatenata il charleston, ogni sera, senza regole, fino a sfinirsi al limite dell'esaurimento. "Correvo per Torino come una cavalla sbandata", diceva sempre ricordando quei tempi. "Davo appuntamento a tre giovanotti contemporaneamente, dicevo di sí a tutti, non la davo a nessuno e lasciavo che litigassero tra loro!". Uno però, un siciliano, la prese male e tempestò la porta di pugni urlando tutta la notte "Voglio la Pinaaaa, dov'é la Pinaaaa" spaventando tutto il palazzo. Poi a vent'anni l'incontro con Giuseppe, diciannove anni piú di lei. Un signore distinto, di buona famiglia borghese di Ovada, un "padre", finalmente. L'amore folle e la nascita scandalosa, per allora, di mia mamma fuori dal matrimonio che finí nascosta, a balia, in campagna, per due anni con conseguenze devastanti per la sua psiche nonostante l'amore immenso dei genitori e le loro visite della domenica. Gemma lo seppe solo quando vide i documenti al momento di sposarsi con mio padre Edoardo. "C'é un errore, io mi chiamo Bertolini, non Silvestri!" Allora il prete con dolcezza le spiegò il perché... E poi Pina fece il diavolo a quattro per avere un altro figlio ma Giuseppe fu irremovibile. Troppo vecchio per un altro figlio che sarebbe rimasto troppo presto senza padre... Cose d'altri tempi... Volarono pentole e piatti per giorni, mi raccontava la nonna... Il nonno morí subito dopo il matrimonio di mia mamma, sei anni prima che io nascessi. La "signora" Bertolini cosí rimase vedova e dopo qualche anno si ammalò e venne ad abitare da noi nel piccolo appartamento di via Vespucci. Io avevo quattro anni e non ricordo la casa senza la sua presenza. La sera mi prendeva sulle ginocchia e mi insegnava a pronunciare bene le parole con la Q che scambiavo con la T e mi cantava canzoni e soprattutto filastrocche lunghe e bellissime. "Ecco il cielo tutto stellato, si volta il foglio si vede il mercato...." e io mi perdevo in sogni di luoghi lontani e misteriosi.

Ora i suoi resti sono nei pressi del cimitero monumentale di Torino. Ogni tanto ci vado a passeggiare quando ho bisogno di silenzio e raccoglimento all'aperto, camminando. I grandi alberi e gli uccelli che vi abitano, le belle statue e le grandi tombe ottocentesche, mi riportano ad un tempo lontano quando, con lei e con mia mamma, il giorno di Ognissanti andavo a "trovare" i suoi parenti.
La grande croce centrale sul viale principale accoglie i visitatori e lì mi fermo sempre a pensare a nonna Pina. Da qualche anno la penso molto più spesso e la sento vicina. Dopo più di 40 anni dalla sua dipartita il mio affetto per lei è ora più consapevole e maturo, il suo ricordo intatto e libero da qualsiasi negatività. La mia nonna che mi adorava e con la quale ho passato tanto tempo, è qui con me. Sempre. Mi mancano solo le sue merende...

Cronos, il tempo, è un'illusione di questa realtà tridimensionale.