Il loto perduto
C'era una volta un paese, un paesino molto vivace e accogliente, spesso in festa.
Dopo uno stretto sottopasso si passava sotto la ferrovia e si sbucava nei pressi di un grande parco verde con vecchi alberi e tanti giochi di legno per bambini.
Ma la cosa più bella di quel parco era un laghetto pieno di fiori di loto...
Il loto è un fiore tropicale originario di America, Asia e Australia. Il suo vero nome è Nelumbo. Il fiore è composto da più di venti petali di colori che vanno dal rosa scuro al bianco, il cui profumo è inebriante.
Le foglie del fiore di loto hanno una struttura superficiale particolare che le rende estremamente idrofobiche e le mantiene costantemente pulite. Tale proprietà, che con la nanotecnologia si cerca di riprodurre per altri materiali quali tessuti e vernici, è chiamata effetto loto.
Nel 1951, durante uno scavo archeologico a Kemigawa, in Giappone, in uno strato di terreno furono scoperti casualmente tre semi, i quali vennero successivamente identificati dal botanico Ichirō Ōga come tre semi di loto. Le analisi al radiocarbonio mostrarono che i semi erano risalenti a oltre duemila anni prima. Grazie alle cure del professor Ōga uno dei tre semi riuscì a germogliare, riportando in vita “il fiore più antico del mondo”, nominato loto Ōga in onore del suo scopritore.
Questa pianta affonda le sue radici nel fango delle acque torbide, ma riesce a emergere e a sbocciare in superficie pulita e intatta.
Per queste sue caratteristiche in Oriente è un fiore sacro e rappresenta l'elevazione spirituale, il distacco dal mondo materiale e il superamento dei desideri terreni; la fioritura dal buio alla luce descrive il viaggio dell'anima verso la consapevolezza; nello yoga, la postura Padmasana unisce la stabilità del radicamento a terra all'apertura del corpo e della mente.
Uno dei testi fondamentali della religione Buddhista, il Sutra del Loto, parla proprio della forza vitale universale che dà origine e regola tutto ciò che esiste.
Il termine giapponese per indicare il fiore di loto è hasu e significa "purezza dell'anima".
Forse sarebbe meglio sfoltirli, forse sarebbe stato meglio consultarsi con un esperto, forse... forse. Non lo sapremo mai. Intanto, per ora, quel piccolo angolo di Paradiso è perduto.
Articolo: Rinascita nel Kashmir: i fiori di loto tornano dopo 33 anni
https://leganerd.com/2025/08/06/rinascita-nel-kashmir-i-fiori-di-loto-tornano-dopo-33-anni/
Articolo Ravenna Today: Parco del Loto, esperti al lavoro per riportare i fiori nel laghetto
https://www.ravennatoday.it/cronaca/parco-del-loto-esperti-al-lavoro-per-riportare-i-fiori-nel-laghetto.htmlLeggenda giapponese:
Esiste un’antica leggenda che risale a più di duecento anni fa e vede come protagonisti proprio i fiori di loto. Si narra che molto tempo fa si diffuse una terribile epidemia nell'odierno distretto di Kyoto che colpì il signore di Koriyama e la sua famiglia.
Un giorno, giunse un’eremita al castello e rivelò che solo piantando dei fiori di loto si sarebbero potuti allontanare gli spiriti maligni colpevoli di aver diffuso l’epidemia.
Allora, il signore decise di ascoltare l’eremita e di piantare i fiori nel fossato della fortezza. Dopo pochi giorni il signore di Koriyama e la sua famiglia guarirono e il castello fu ribattezzato con il nome di "Castello del Loto".
Dopo la morte del signore di Koriyama, il castello fu ereditato dal figlio che, però, trascurò i fiori di loto.
Un giorno, un samurai vide due bambini che giocavano sul bordo del fossato e, preoccupato, cercò di allontanarli dal pericolo, ma i due si tuffarono in acqua e scomparvero.
Tornato al castello, il samurai riferì l’accaduto e gli alti funzionari decisero di pulire il fossato per cercarli, ma non trovarono nulla.
Una sera, un altro samurai, passando lungo il fossato, vide dei giovani ragazzi che giocavano vicino al bordo dell’acqua e, pensando che potessero essere degli spiriti malvagi, decise di colpirli con la spada.
All'improvviso si sollevò una nuvola di vapore che non riuscì a fargli vedere nulla. Il mattino seguente, però, il samurai si rese conto di aver ucciso gli spiriti del loto che avevano salvato il castello e il popolo dall’epidemia.
Sentendosi terribilmente in colpa, il samurai decise di compiere l'harahiki, la cerimonia di suicidio dei samurai. Da allora, i fiori continuarono a fiorire ma non furono mai più visti gli spiriti del loto vicino al fossato.





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