sabato 4 novembre 2017

Essere o non essere...



Da bambina ebbi spesso stranissimi fenomeni fino agli 10-11 anni circa. 
Quando non ero distratta da alcunchè, persa nei miei pensieri o 'incantata' oziando per esempio in certi pomeriggi invernali, mi capitava di venir sorpresa da una sensazione fortissima di straniamento e realizzazione di una realtà inconfutabile; non era un vero e proprio 'pensiero' ma una sensazione-realizzazione inesprimibile; se cerco di tradurla in parole potrebbe essere: 
"Sono qui adesso, ma potrei NON esserci". 

Durava credo qualche minuto, circa due o tre (anche se il tempo sembrava dilatarsi ed è quindi difficile determinare la durata) lasciandomi con l'urgenza di comunicare questa cosa importantissima a chiunque intorno a me. 

Sapevo che l'unico che poteva capirmi poteva essere mio padre ma quando tentavo di comunicargli ciò che avevo appena vissuto mi accorgevo che il linguaggio era assolutamente non inadeguato a trasmettere quel messaggio. mi sembrava insomma di essere appena arrivata in questa vita ma che avrei potuto essere... Altrove.

La traduzione in parole non rendeva assolutamente la realtà di ciò che vivevo in quei momenti. Provai molte volte a spiegare a mio padre ma alla fine, verso i nove anni, mi arresi...  
All'inizio della pubertà quella sensazione arrivava ormai sempre più rara. 
Una volta, verso i dodici anni, riuscii ad indurla, ma fu l'ultima volta e mi era molto chiaro che qualcosa stava cambiando in me, non avevo più le rarefatte e magiche sensazioni che la natura e le cose evocavano, il mondo in cui ero immersa diventava sempre più pesante e difficile.

Gli interessi sempre più 'pratici' della mia vita, compreso l'interesse e la curiosità verso l'altro sesso, il primo folle innamoramento, spazzarono via queste "mistiche" ed inesprimibili rivelazioni.

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