mercoledì 3 settembre 2014

Ricordo indiano -  agosto 1987

 

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.
durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia. 

Nazim Hikmet 
 


1° parte
Non volevo andare in India. Temevo l'ignoto e la povertà. Fortunatamente sono partita perchè si è rivelato un'esperienza unica e irripetibile. A distanza di 27 anni certi profumi di spezie e il suono del sitar ancora mi provocano il Mal d'India... una volta preso, non passa più.
 
Mentre l'aereo si avvicinava alla pista di New Delhi, il panorama era veramente estraneo, un'enorme distesa color erba secca divisa in forme geometriche quadrate.
Caldo. Caldo umido mai provato che piega le gambe e chiama fuori tutta l'acqua che si ha in corpo. Appena fuori dall'areoporto un caldo così proprio non me lo aspettavo...
Sul grande taxi nero londinese tiro giù il finestrino per sfuggire al caldo ma subito lo richiudo... ricevo in faccia aria bollente come da
un enorme phon. Odore di polvere di terra sconosciuta.
Arrivati in città, nella cacofonia di suoni della strada, non capisco nulla, tutti suonano, tutti corrono, tutti passano. Cerco un semaforo ma non lo trovo, cerco di attraversare e penso di rinunciare, poi mi butto e attraverso insieme ad una donna, lentamente, e magicamente le auto si fermano per lasciarci passare. Nelle strade strette, odori di spezie sconosciute, profumi acri e dolci che stimolano il mio cervello, acuiscono l'attenzione 'animale'.
Cantilene e teste ondeggianti che mi danno indicazioni. Tanti volti seri di uomini e donne avvolte nei sari oppure coi panjabi, tutti camminano veloci. 

E poi loro... i sorrisi ambulanti, i bambini... nonostante il caldo atroce, i piedi nudi e addosso solo straccetti sporchi, loro sorridono, ridono; qualcuno mi tira delicatamente la camicia con le manine. "Bashis bashis..."  è la parola che risuona ovunque: 'elemosina', il suono è questo ma chissà come si scrive!. L'insensibilità dei poliziotti verso questi piccoli è a dir poco intollerabile: "Ma le danno fastidio, lady..." - "E lei pensi agli affari suoi, mister!"


Ospiti di una donna conosciuta in aereo, passiamo la notte caldissima a casa sua e al mattino ci mostra l'asilo per bambini che gestisce. Povero, con giochi rudimentali che ricordano i nostri degli anni '50-60 e una vecchia maestra o baby sitter, bidella, chi lo sa. Dopo due giorni di frastuono e meraviglia cercando di capire cosa vendono nei negozi, partiamo per Puskar. E' un piccolo paradiso intorno ad un lago, ci dicono...

Nessun commento:

Posta un commento