sabato 7 luglio 2018

Le trappole dell'Ego



  
  • Se pensi che sia più “spirituale” andare al lavoro in bicicletta o usare i mezzi pubblici ma poi ti ritrovi a giudicare chi usa l'automobile, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Se pensi che sia più “spirituale” smettere di guardare la tv perché fa marcire il cervello ma poi ti ritrovi a giudicare chi guarda la tv, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Se pensi che sia più “spirituale” evitare di leggere giornali scandalistici e riviste femminili ma ti ritrovi a giudicare quelli/e che lo fanno, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Se pensi che sia più “spirituale” ascoltare musica classica o i suoni rilassanti della natura ma ti ritrovi a giudicare coloro che ascoltano musica pop, sei caduto in una trappola del tuo Ego
  • Se pensi che sia più “spirituale” fare yoga, diventare vegano, acquistare cibo biologico e cristalli, praticare Reiki, meditare, indossare vestiti usati, visitare ashram e leggere libri di spiritualità, ma ti ritrovi a giudicare chi non fa queste cose, sei caduto in una trappola del tuo Ego.
  • Sii vigile al senso di superiorità e al moralismo perché sono gli indizi più evidenti delle trappole che ti tende il tuo Ego. L'Ego ama intrufolarsi dalla porta di servizio. Prende una nobile idea, ad esempio iniziare a praticare lo yoga, per poi usarla per servire i propri fini facendoti sentire superiore agli altri; comincerai a guardare dall'alto in basso chi non segue il tuo virtuoso sentiero “spirituale”.
  • Alterigia, giudizio e condanna. Queste sono le trappole dell'Ego.
 

sabato 30 giugno 2018

Quando il bambino era bambino




Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza, il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un'anima
e tutte le anime erano un tutt'uno.

Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lì?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C’é veramente il male e gente veramente cattiva?
Come può essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono? 

 
Il film, capolavoro di W. Wenders, "Il Cielo sopra Berlino", inizia con l’attore protagonista che scrive e recita l’inizio della poesia Song of Childhood (qui tradotta) scritta da Peter Handke

venerdì 30 marzo 2018






E pregate in questa maniera la vostra Madre, la Terra:

Madre nostra che sei sulla Terra, che il tuo nome sia santificato.
Che il tuo Regno venga e che la tua volontà si compia in noi come in te.
Come ogni giorno tu mandi in missione i tuoi angeli per il servizio, mandali anche verso di noi. Perdona i nostri errori, come noi espiamo tutti i nostri errori verso di te.
Non permettere che noi diveniamo preda della malattia, ma liberaci da ogni male.
Perchè è a te che appartengono la terra, il corpo e la salute. Amen.

(da uno scritto esseno attribuito all'apostolo Giovanni, I secolo dopo Cristo)



martedì 12 dicembre 2017

Gesù bambino viene a trovarmi!!




"Quando suona mezzanotte di Natale, 
ogni bimbo con la mente in cielo sale, 
e a cavallo di una stella se ne va, 
al Presepio della sua felicità..."



"Ma come fanno a entrare, mamma?"
"Dal buco della serratura! Fanno una magia e diventano piccoli piccoli per passare, poi tornano grandi. Gesù benedice la casa e ti dà un bacino. Sai, lui conosce tutti i bambini uno per uno per nome.Babbo Natale invece si occupa di trovare il regalo giusto per te nel suo grande sacco, e lo lascia sotto l'albero, poi pian piano escono e vanno dagli altri bimbi."

Per me Natale voleva dire aspettare la visita di Gesù Bambino e di Babbo Natale...
Andavo in fibrillazione già dal primo dicembre ma non per l'idea dei regali, certo c'erano anche quelli e non sapevo mai cosa mi sarebbe arrivato; mi facevo l'esame di coscienza per capire se avrei ricevuto qualche regalo o il carbone... lo facevo sul serio, era un vero esame di coscienza coi fiocchi. Ho fatto arrabbiare troppo la nonna? Ho risposto male alla mamma? Ho disturbato troppe volte papà mentre lavorava? Se mi sembrava di non aver esagerato tiravo un sospiro e cominciavo a pregustare l'emozione della sorpresa. Se invece sapevo di aver esagerato un po' pensavo: beh... forse me lo merito, ma forse Gesù e Babbo Natale mi perdonano...
L'emozione più grande era pansare che comunque, il piccolo Gesù mi faceva l'incredibile onore di passare da casa mia! Proprio a casa mia...
Babbo Natale lo accompagnava e il suo compito era quello di portare i regali, ma il personaggio importante era lui, il piccolo bimbo biondo in camicina da notte bianca, che non pativa il freddo.

Durante l'Avvento, passavo ore ad ascoltare le canzoni di Natale di un 45 giri che conservo ancora. Cantavo anche io col disco Tu scendi dalle stelle, Bianco Natale e le altre, immergendomi in quell'atmosfera rarefatta di buoni sentimenti, di perdono, di benessere, di bontà, dove tutti i mali del mondo magicamente sparivano per lasciar posto alla gioia più profonda.

Pian piano il mio cuore saliva in alto e osava immaginare Dio, il nostro Padre Celeste.
Non lo pensavo come il vecchio barbuto delle immagini sui libri, non sapevo proprio come immaginarlo, ma avevo fiducia in Lui perchè aveva creato dal nulla tutto ciò che esiste nella Natura e anche me.

Ancora oggi, quando sento l'odore di mandarino, quello vero coi semi, mi tornano in mente quei giorni e le mie inconsapevoli 'preghiere'.
Erano gli anni '60 e il Natale non era ancora fatto solo di regali ma anche di sincera e ingenua spiritualità.

La canzone che mi faceva sognare di più e questa, parla di bimbi che viaggiano nel cielo a cavallo di stelle comete...

sabato 4 novembre 2017

Essere o non essere...



Da bambina ebbi spesso stranissimi fenomeni fino agli 10-11 anni circa. 
Quando non ero distratta da alcunchè, persa nei miei pensieri o 'incantata' oziando per esempio in certi pomeriggi invernali, mi capitava di venir sorpresa da una sensazione fortissima di straniamento e realizzazione di una realtà inconfutabile; non era un vero e proprio 'pensiero' ma una sensazione-realizzazione inesprimibile; se cerco di tradurla in parole potrebbe essere: 
"Sono qui adesso, ma potrei NON esserci". 

Durava credo qualche minuto, circa due o tre (anche se il tempo sembrava dilatarsi ed è quindi difficile determinare la durata) lasciandomi con l'urgenza di comunicare questa cosa importantissima a chiunque intorno a me. 

Sapevo che l'unico che poteva capirmi poteva essere mio padre ma quando tentavo di comunicargli ciò che avevo appena vissuto mi accorgevo che il linguaggio era assolutamente non inadeguato a trasmettere quel messaggio. mi sembrava insomma di essere appena arrivata in questa vita ma che avrei potuto essere... Altrove.

La traduzione in parole non rendeva assolutamente la realtà di ciò che vivevo in quei momenti. Provai molte volte a spiegare a mio padre ma alla fine, verso i nove anni, mi arresi...  
All'inizio della pubertà quella sensazione arrivava ormai sempre più rara. 
Una volta, verso i dodici anni, riuscii ad indurla, ma fu l'ultima volta e mi era molto chiaro che qualcosa stava cambiando in me, non avevo più le rarefatte e magiche sensazioni che la natura e le cose evocavano, il mondo in cui ero immersa diventava sempre più pesante e difficile.

Gli interessi sempre più 'pratici' della mia vita, compreso l'interesse e la curiosità verso l'altro sesso, il primo folle innamoramento, spazzarono via queste "mistiche" ed inesprimibili rivelazioni.

sabato 21 ottobre 2017

Il desiderio dell'anima

 



Se chiedo a me stessa quale fosse il "sogno" che avevo da bambina, quello più antico, ciò che avrei voluto fare "da grande", non ricordo nulla di particolare. Quasi tutte le mie compagne e i miei amichetti avevano un sogno... io apparentemente no.

Non avevo un sogno particolare ma avevo un desiderio che ora riconosco come "desiderio dell'anima" che mi ha sempre accompagnata.
In età prescolare, in inverno, stavo ore a disegnare nella stanza-ufficio da disegnatore per libri di testo che mio padre aveva in casa, facevo tatissimi disegni in cui c'era tanta erba molto alta, a volte "alta fino al cielo" come annotava mio padre a penna, sul disegnino, sotto mia dettatura.

Un giorno, mi sembra avessi 11 anni, mi prese un vero e proprio "fuoco sacro" una forte spinta a descrivere con disegni e parole, quello che avevo intuito e che mi impegnò un'intera giornata.
Creai una specie di calendario dove invece dei mesi si sfogliavano quadretti commentati sul nostro rapporto di 'dipendenza' dalla Natura e dal suo benessere.
Parlai delle stelle, del fuoco, della terra, degli animali e di tutto ciò che è sul nostro pianeta. 
Scrissi in poche righe il perchè tutto ciò era a noi indispensabile e con noi interconnesso.
Sentivo forte in me l'importanza di ogni forma della Natura.

Mio padre, il mio primo Maestro, rimase molto colpito e mi disse "Brava...!!", con quel suo tipico tono deciso e quell'espressione sul viso che aveva quando era molto fiero che rivelava una forte emozione e che mi rendeva felice e considerata. Purtroppo non ho conservato quel prezioso "calendario".

E poi, negli anni a venire, immaginai di un villaggio, un paesino in cui l'armonia era tangibile. Quelle immagini che qualcuno definirebbe da "mulino bianco"... 
Vi fu un tempo in cui questo desiderio dell'anima si realizzò. 

Mio padre partecipò attivamente alla costruzione del "Villaggio Verde" ma non fece in tempo ad andarvi ad abitare ma in seguito lo feci io e il mio desiderio fu esaudito "a tempo determinato" cioè per circa otto anni.
Non vivo più in quel luogo perchè la vita mi ha portato su altre strade ma il desiderio dell'anima è ancora presente e si collega a tutti quelli degli Uomini e Donne di Buona Volontà che vivono su questo pianeta verde-azzurro che tutti dovremmo difendere strenuamente con "pensieri, parole e opere e... senza omissioni".









giovedì 10 agosto 2017

Madre Natura, Madre Terra

 
(...) L'uomo si dimostra sempre più vittima di forze viscerali, pericoloso per l'umanità e per Madre Natura. Ha avvelenato ogni cosa con sentimenti carichi di ira, rabbia, livore, rancore; Odio: quella forza che genera distruzione. Esso partorisce morte e Guerra cavalca su sangue innocente versato.

La Terra continuerà a tremare nel tentativo di scuotervi dal vostro torpore e intanto il cielo piange le sue lacrime per pulire quel sangue innocente. L'aria si dimostra irosa, vorrebbe così risvegliare la coscienza di tutti e il fuoco trama nelle profondità della terra per esprimere tutta la propria ira.
I veleni sono in ogni dove, è l'uomo ad averli seminati; sono fisici quelli che condannano Madre Natura alterando gli equilibri e impedendo lo scambio fra cielo e terra. Gli oceani, i mari sono stati avvelenati. 

Questa disarmonia ha effetto a livello cellulare. Un'irradiazione perniciosa rende difficile la sopravvivenza di talune cellule, la degenerazione diviene una diretta conseguenza, per questo sentirete sempre più spesso parlare di quelle terribili malattie dinanzi alle quali la scienza ufficiale si scopre impotente. Parimenti, malattie metaboliche e genetiche si svelano proprio a causa di queste alterazioni elettromagnetiche che impediscono al meccanismo naturale insito in ogni corpo, di reagire come dovrebbe.

Anche il sole è ammalato, la luce non vi giunge come dovrebbe, non nutre più le vostre forze. Virus e batteri divengono più aggressivi. Questo squilibrio altera tutte le condizioni di Madre Natura che deve lottare per salvarvi anche da voi stessi ma intanto l'uomo continua ad avvelenare ogni cosa incosciente di quella antica armonia spirituale, continua a non farne uso.

Un tempo era Armonia ciò che produceva, adesso generando odio non può che generare distruzione; è questo ciò che osserverete sempre più spesso, è quella condizione che vi spingerà a sentirvi sempre più alieni in questa terra desolata e ciò nonostante farete perno sulla vostra virtù interiore, quella che riflette la vostra antica nobiltà, quella che vi ha spinto a scegliere ancora una volta il sacrificio tornando nella vita in questo tempo e sarà quella virtù a spingere in voi un sottile senso di commozione perché sì, sotto i vostri occhi vi è la distruzione, l'annientamento, ma allo stesso tempo rimane in voi memoria di quella che è la sacralità della vita, la vita che vedrete in ciò che diviene vittima di questo travaglio, la vita che sentirete sussurrare anche nell'aria che respirate. 
E' questa che vi commuoverà profondamente aprendo di nuovo la porta alla creatività e all'ispirazione che come una corrente travolge i vostri pensieri imponendovi di diventare quello che siete. 
Una poetica antica attraverso la quale molto di voi raccontando se stesso racconta ciò che avviene, una poetica antica che vi porta a riconoscere attorno a voi quelli che vi sono simili, altri poeti e altri “artisti”, perché così si distinguono quelle anime gentili che hanno un antico retaggio o che hanno ancora qualcosa da dire e che come voi non sono invano in questo tempo. E dunque non impotenti perché qualcosa della verità state già imprimendo nelle cose del tempo. (...)

(Concino, 15 settembre 2016)